Sullo “stupro” occorre un cambio di mentalità e di cultura

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia a risarcire 12.000 euro a una ragazza che aveva denunciato uno stupro di gruppo nel 2008.Dopo la condanna in primo grado a quattro anni e mezzo, la Corte d’Appello di Firenze ribaltò la sentenza assolvendo gli imputati, con motivazioni in cui si faceva chiaro riferimento all’intimo indossato quella sera dalla ragazza, al suo comportamento sessuale disinibito, e al fatto che poco prima della violenza denunciata avesse intrattenuto un rapporto occasionale consensuale.

Motivazioni assurde, aberranti, che hanno assolto gli imputati e colpevolizzato la vittima, facendo riferimento ad aspetti del tutto avulsi dal fatto di reato denunciato.

Ma lei non si è arresa. È ricorsa alla Corte europea, che ha riconosciuto l’erroneità di quella sentenza infarcita di stereotipi sessisti inaccettabili.Una sentenza di soli sei anni fa. Quanta strada abbiamo da fare, ancora. Per cambiare non solo le leggi. Ma soprattutto, la mentalità.

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