Questo puzzle è come la mia vita: un gran casino nel quale non capisco una mazza

Nonostante la pazienza non sia una delle mie virtù più evidenti amo costruire puzzle. Riuscire a ricreare un disegno da un ammasso di pezzetti informi e apparentemente senza senso e senza logica mi dà un senso di soddisfazione e di appagamento.

Tempo fa mi hanno regalato un puzzle da mille pezzi che riproduce L’urlo di Munch. Non so  avete presente il quadro: non ci sono figure ben precise e dai contorni definiti che possano aiutare a mettere insieme i pezzi a seconda dei colori. È tutto un insieme di pennellate e di sfumature di colore . Apparentemente impossibile da ricostruire.  Ho aperto la confezione, rovesciato i pezzi sul tavolo e ho cominciato. In puzzle del genere si procede  per tentativi, aspettando di azzeccare i primi due pezzi giusti e poi continuare. A un certo punto mi sono anche accorta che i colori sulla scatola non corrispondevano esattamente ai colori dei pezzi che lo dovevano ricomporre. Mentre un po’ alla cieca smistavo i pezzetti alla ricerca di due che combaciassero ho pensato ironicamente “ questo puzzle è come la mia vita: un gran casino nel quale non capisco una mazza!” .

Fra accelerate e frenate il mio puzzle procedeva ma quando i pezzi da ricostruire sono diventati meno di quelli già a posto ho cominciato a temere che mancasse qualche pezzetto: non ho un posto dove poterlo lasciare indisturbato e tutte le volte devo spostare l’asse sul quale sto lavorando, evidentemente qualche pezzo nei vari tragitti è andato perduto. Ho comunque continuato e procedendo  il lavoro diventava sempre più facile e veloce. Quando finalmente l’ho completato ho visto che di pezzi ne mancavano soltanto due, ma che soddisfazione vedere davanti a me L’urlo perfettamente ricostruito!! Ho comunicato il risultato ai miei amici e tutti sono ammattiti nel pensare ai due pezzi mancanti.  Io ho preferito pensare che ero riuscita a metterne a posto ben 998.

Ebbene si, questo puzzle è un’ottima metafora della vita.  Si impiega tempo, passione, fatica, pazienza e arrabbiature per riuscire a ricomporre quello che sembra solo un mucchio di pezzi informe e senza senso, sapendo che nelle vicissitudini dell’esistenza qualche pezzo rischia di finire perduto.  Ma poteva andare molto peggio e  il risultato finale è  comunque un capolavoro.

P.s ironico:  Il fatto che il soggetto sia L’urlo è puramente casuale.  Oppure no??

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