Sabato 8 maggio 2021 Escursione alle Sorgenti della Nova

Signori Tiburziani e amici de IlCentuplo,

                                      eccomi a Voi per preannunciarVi la ripresa della nostra attività. Seppur rimasto questo breve scampolo di primavera, Vi propongo le ultime felici spire del Tiburzi:

  • Sabato 8 maggio p.v. – escursione alle “Sorgenti della Nova”. Ritrovo ore 8.20 al solito Parcheggio del Tribunale di Civitavecchia. Partenza ore 8.30.”.

Km. auto a/r 150 c.a.. Escursione c.a. 4 Km. a sfondo naturalistico ed altamente archeologico, nei dintorni di “Farnese. No guadi o punti di macchia mediterranea. Grigliata di Gruppo. Possibile attingere acqua dalla Sorgente del luogo. Di seguito qualche nota storica,  ove questo luogo risultasse sconosciuto.

LE FONTI DELLA NOVA – IN SENSO LATO, COMPRENDONO UNA BELLA E PERENNE FONTE D’ACQUA ED UN ABITATO SU UN ERTO COLLE OSPITE DI POPOLAZIONI DAL NEOLITICO FINO AL MEDIOEVO ALMENO.

Il luogo posto a nord, a ridosso della Selva del Lamone, già meta di nostre recenti escursioni. Appare al limitare di una amena pianura con vista a perdere, verso una estesa e fascinosa maremma, in direzione ovest, in ispecie intorno alle ore del tramonto con il cielo blu  e le sue striature vermiglioni.

Ci troviamo nel Lazio, ma per poter giungere alla nostra meta occorre penetrare da territorio toscano. I Toscani sono animati da forte campanilismo, tanto che più volte ho letto, in alcune recensioni, il rammarico di questi per via del’appartenenza del sito delle belle Sorgenti della Nova al territorio laziale. Non esiste certo uno spassionato spirito italianità anche tra amanti della natura, che dovrebbe far superare fili spinati, barriere, muri divisori o confini regionali!

             Giunti sul punto “partenza escursione” non ci si rende ancora conto dello sperone di roccia del sito, a guisa di isola emergente, che ci si pone avanti e che prospettivamente si defila, man mano che si procede, tra l’orografia collinare circostante, l’orizzonte e le sue “nuances”. Sfumature ocra del tufo e delle rocce colonizzate da arbusti di macchia mediterranea fanno il resto. Quasi si stenta a credere che lassù, su quel colle, come tanti altri della nostra Tuscia e che, man mano che ci si avvicina, sembra sollevarsi dal basso e stagliarsi in cielo, sia passata tanta vita, tanta storia millenaria. Ma è proprio così, se pensiamo alle sue particolari caratteristiche. Un ricovero della specie rappresentava un sicuro ostacolo ad assalti invasori.  Posto tra due fossi confluenti, della Varlenza e dell a Porcareccia, con la sua altitudine media di circa 80 metri dal suolo e con alte pareti verticali sul perimetro. Al sicuro da animali predatori, protetto dalla malaria, autentico flagello per quelle popolazioni. E per il rifornimento idrico? … no problem, ci pensavano le Fonti della nova con i suoi 120 litri al secondo di ottima acqua. Tutt’intorno le amene ed estese pianure di fertili zolle vulcaniche, favorivano le colture agricole e l’allevamento di bestiame. L’immensa ed adiacente Selva del Lamone, autentico sbarramento naturale, con le sue estese rocce insormontabili, per chi intendeva attaccare l’abitato della Nova da est, sud-est.

Quanto a storia, qui sul colle c’è di tutto un po’  …. da emergenze del Bronzo finale, a grotte di  popolazioni Rinaldoniane (rammento per chi è ormai mi segue da anni del Tiburzi, che questa popolazione, precipua, della bassa Toscana Alto Lazio, apparteneva ad una sottocultura della civiltà appenninica. Ma le caratteristiche di questo popolo era la straordinaria altezza media umana, superiore ai due metri, che non trova riscontro in altri popoli stanziali, se non nelle mie supposizioni, che poteva discendere direttamente, con successivi incroci e mutazioni, dalla razza Neandertaliana, e chi lo può dire disponendo soltanto di parte di qualche cranio di quel popolo, estintosi circa 40 mila anni fa).

Ed anche “l’etrusco”,  qui visse ed affondò le mani in questa terra. Presente una scala c.d. “ Santa”  di chiara fattura Rasenna. Il sito presenta caratteristiche di profonda sacralità etrusca ed entrava in connessione e sintonia con il vicino Monte Becco, il cui tempio, secondo la tradizione del luogo ***, era forse dedicato al dio Voltumna (o Veltha o Vel), divinità ctonia **, che divenne il principe supremo del pantheon etrusco, il “deus etruriae princeps” secondo Varrone.

Infine rileviamo l’insediamento medievale presente, che corrisponde al nome di Castello di Castiglione e relative abitatazioni sudditali, che appartenne agli Aldobrandeschi (famiglia toscana di origine longobarda) ed ai Caninensi Farnese, parenti di Papa Paolo III.

** Divinità ctonia, nella mitologia greca, Dèi Ctoni, divinità sotterranee, il cui mito era collegato alla vita terrestre o sotterranea. Divinità Ctonie greche furono Ade, signore degli inferi, Dite, per i latini.

*** Prossimo al Fanum del dio Voltumna ove si svolgevano le olimpiadi etrusche. Incerta la sua precisa collocazione in Etruria.

Un caro saluto a Voi tutti …

                                                                                              Vanì

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