Al mio paese, al tuo paese, ognuno deve fare la sua parte per alleggerire la vita sua e degli altri

Al mio paese – che potrebbe essere il tuo – c’è tanta gente buona e generosa. Purtroppo, c’è anche qualcuno che rende difficile la vita agli altri. Al mio paese ci conosciamo tutti, ci chiamiamo per nome, ci vogliamo bene. Al mio paese ci sono persone che rispettano le regole del vivere civile e altre, purtroppo, no. E questo appesantisce lo scandire delle ore e mette a dura prova la pazienza. Al mio paese ci sono – grazie a Dio! – tanti piccoli negozi. Non una volta sola abbiamo incoraggiato le famiglie a servirsi da loro: per tenere in vita l’economia, l’amicizia, la cultura paesana. Accade, purtroppo, che, sovente, la mercanzia di questi negozi venga sistemate sui marciapiedi fino ad occuparli tutti. Accade, allora, che la vecchietta col bastone – potrebbe essere mia madre, tua madre –, per continuare il suo percorso, è costretta a scendere in strada. Anche la giovane donna che spinge la carrozzina col bambino – potrebbe essere mia sorella, tua moglie – deve fare la stessa cosa. Pericoloso. Non ci vogliono gli esperti di urbanistica per capire che in quel momento potrebbero essere investite da un’auto che sopraggiunge a velocità elevata.

Viviamo un momento difficile. Ognuno di noi deve fare di tutto per alleggerire la vita ai suoi fratelli. Tutti ci auguriamo che questi negozi vadano avanti. Ai loro proprietari, nostri vecchi e sempre cari amici, chiediamo una cosa sola: Aiutateci ad aiutarvi! Noi vogliamo bene a voi e alla vecchietta; a voi e alla mamma col bambino in carrozzina. Nessuno ha il diritto di togliere un diritto all’altro. Nemmeno voi. « Ciò che vuoi che fosse fatto a te anche tu fallo agli altri» ci avverte il Vangelo. Naturalmente anche al mio paese c’è un sindaco, un’ amministrazione comunale, un Corpo dei Vigili urbani. Tutti cari amici. Tutte persone perbene. Ma, come tutti sanno – il motivo non l’ho mai capito – da sempre, che io ricordi, c’è carenza cronica di personale. Sicchè i controlli sono difficili se non impossibili. Non sta a me – non mi va, non lo voglio, non mi interessa – dare soluzioni. È chiaro che in questo modo la serpe si morde la coda.

La strada dove abito, al mio paese, è a senso unico. Il che vuol dire che si entra da un lato solo, anche quando sei a quattro passi dal lato opposto. La tentazione viene a tutti, anche a me. In fondo, non è la fine del mondo, solo pochi metri d’ infrazione. E tanti, bellamente, si buttano, creando non pochi problemi alla circolazione e ai pedoni. Che imbarazzo, scontrarti col tuo vicino di casa, un caro amico, una persona che non farebbe male a una mosca, mentre guida contro senso. Furbi? Pigri? Strafottenti? Non lo so e nemmeno m’ interessa. Dico solo che così non va. Lo dico a me stesso, ai miei vicini, al sindaco, a chi occupa i marciapiedi. Se, per queste trasgressioni, ci dovesse scappare il morto sarebbe davvero spaventoso.

Quando posso vado a bere un buon caffè. Con gli amici naturalmente. Anche il barista è un caro amico, ma, chissà perché, sovente, si dimentica dello scontrino. Che fare? Glielo chiedi? E sembra di fargli uno sgarbo, di tradire l’amicizia, ultima cosa che vorresti. Allora ti barcameni, sperando che comprenda e faccia il suo dovere. Non sempre accade. Come sarebbe bello se al mio paese – che potrebbe essere il tuo senza essere eroi, senza essere santi, senza essere pignoli, ognuno facesse il suo dovere con la stessa grinta e lo stesso entusiasmo con cui è pronto a chiedere i suoi diritti. Che dite: ci tentiamo? A tutte le persone del mio paese – che amo oltre ogni dire – un abbraccio grande quanto il sole. Niente contro nessuno. Solo il desiderio di contribuire a rendere la vita più serena a tutti. Ringrazio gli abitanti del mio paese, piccoli, giovani, vecchi. Con voi non mi sento mai solo. Vi benedico.

Padre Maurizio Patriciello

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