Il serpente, segno di morte e di pericolo, di disgrazia e fallimento, innalzato diventa segno di vita

Il Vangelo ci presenta alcuni segni e simboli da osservare e valutare per la nostra breve riflessione. Prima di tutto il serpente. “come Mosè – dice Gesù a Nicodemo – come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. Gesù si riferisce al libro dei Numeri quando il popolo ebreo si ribellò a Dio che lo punì con la piaga dei serpenti velenosi. Il popolo, pentito, chiese perdono al Signore, il quale disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque lo guarderà, resterà in vita”.

Il serpente, segno di morte e di pericolo, di disgrazia e fallimento, innalzato diventa segno di vita. Come segno di vita diventa la croce sulla quale viene innalzato Cristo. La croce che è sofferenza, supplizio, disperazione e angoscia è stata vinta da quel Gesù ed è diventata per noi ritorno alla vita, risurrezione e rinascita. Cioè, salvezza. Il Padre non ha mandato suo Figlio per giudicarmi e condannarmi. lo ha mandato perché mi possa salvare attraverso di Lui. Non è venuto per condannare e giudicare, ma a salvare. Una bella bastonata sulla nostra testa! A noi, abituati a giudicare gli altri, a cucire vestiti su misura, a condannare senza appello, a isolare chi non la pensa come me e inchiodarlo sul patibolo della emarginazione. Sempre pronti al risentimento, alla indifferenza e al rancore. Poco inclini alla comprensione e tolleranza, sempre pronti alla vendetta più che al perdono. “Dio non ha mandato suo Figlio a condannare, ma a salvare”.

Veramente una bella bastonata in testa per noi che ci crediamo e professiamo cristiani.

Don Mauro  

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