Mercoledi delle Ceneri: acqua, cenere, fuoco e pane

Elementi che rimandano ad una locanda, con i loro simboli carichi di intimità domestica e profumo di vita. Echi di cene fraterne dove c’è qualcuno che impasta la farina con acqua, c’è chi pulisce il forno dalle
vecchie ceneri, chi alimenta le fiamme dei carboni ardenti e chi porta il pane a tavola per la festa della condivisione.

Questa poesia incantevole è ancora più dura oggi, all’inizio di un cammino quaresimale liturgico preceduto da una quaresima esistenziale e planetaria che è vicina al suo primo triste compleanno la pandemia.

Senza scivolare in una retorica ormai asfissiante e molte volte controproducente negli spazi interiori del cuore e dell’anima, già abbondantemente stanca e sfinita, questa immagine della locanda è la
consegna che Dio ci fa con la sua parola dura e forte ma anche silenziosa e tenera.

Nella locanda della Chiesa l’acqua è indispensabile. L’acqua viva di Cristo ci fa tornare sempre più vivi nella pienezza del nostro cuore, sede centrale in cui i frammenti di vita lacerata si riconciliano; l’acqua con cui saranno benedette tra poco le ceneri ci rimanda a quell’acqua che anni fa ha accarezzato i nostri corpi nel sacramento del Battesimo. Oggi “laceriamo il cuore duro”, facciamo a pezzi tutta l’impalcatura dei nostri peccati e delle nostre paure e mancanze di fede, per ridestare in noi la freschezza dell’acqua limpida che è la nostra anima.

Oggi recuperare la poesia del Vangelo non è da sentimentalisti, è da audaci.
Rivoluzionari. Testardi e tenaci discepoli della Parola di Cristo.

Cenere, fuoco e pane. Strettamente uniti come le virtù teologali nel catechismo della Chiesa cattolica.

Cenere del nostro io e fuoco del nostro Dio; cammino di spoliazione da tante inutilità per riaccendere la fiamma vive della fede in Colui che ci ha salvati, nel Padre che ci perdona, nello Spirito vivificatore. Cenere su cui soffiare piano piano, costantemente e pazientemente, perché così il fuoco di
legna non si spegne mai. La speranza non va strattonata con foga né richiesta con prepotenza; la speranza va dolcemente accarezzata perché il fuoco della sua certa sicurezza si stabilisca nel nostro io più profondo.
Da questo fuoco ravvivato viene tostato il pane di Cristo, il pane della vita, il pane della Chiesa, il pane del cammino, il pane dei viandanti, il pane della tavola familiare, il pane dell’Eucaristia.

Da oggi inizia un cammino di deserto che con condurrà alla sospirata Cena del Signore, dove riassaporeremo il pane della convivialità senza barriere di nessun tipo, dove al banchetto di nozze dell’Agnello saremo tutti commensali della Trinità e ospiti ragguardevoli di un pranzo che non avrà mai fine, dove ciascuno sarà nutrito per sempre dall’Amore eterno, illuminato per sempre dal Sole di Dio, felice per sempre nella Casa degli
eternamente beati. Amen.

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