Quel bambino non è di proprietà di nessuno, non può essere ceduto: stop all’utero in affitto!

Attenzione a questa immagine.

Giusto per comprovare – come se ce ne fosse bisogno – che l’utero in affitto è un fenomeno indipendente dalla natura della relazione delle coppie che vi ricorrono.La commozione della donna “ricevente” è vera, non la metterei mai in discussione: quello di cui lei aveva bisogno per essere felice, finalmente è entrato nella sua vita.

Da madre comprendo relativamente la felicità della “emittente”, ma probabilmente è una persona vicina alla coppia. Tale idilliaca realtà è esigua, rispetto alla verità delle cliniche della surrogazione nei paesi poveri. Mi stonano gli sguardi dei due uomini, complici di uno scambio iniquo. Porrei l’attenzione al cordone ombelicale: la cellula uovo fecondata (zigote) riceve dalla madre indicazioni anche su dove impiantarsi e quello è solo una minima parte della relazione tra la madre e il figlio.

Tutto quello che accade fa parte della magia che si crea, da subito. Può interrompersi o essere interrotta, e infatti in entrambi i casi lascia i segni nel cuore, nel cervello (microchimerismo) e nell’anima. Che quell’essere umano dapprima minuscolo, poi sempre più grande, comunichi con sua madre, è palese e non ha bisogno di essere spiegato dalla scienza. Poi c’è quel cordone, che trasporta tutto e molto altro. C’è pure il liquido amniotico, che fa abituare il bimbo ai sapori che piacciono a mamma sua. Si fanno guerre per non privare il bimbo del sangue che gli spetta, ma non si sguainano spade per difendere quel bimbo dall’essere divenuto, per entrambe le donne in questione, un oggetto da cedere tramite accordi.

Quel bambino non è di proprietà di nessuno, non può essere ceduto: l’adulto deve tutelare il suo bene che non è solo quello dell’essere amato (nessuno mette in dubbio l’infinito affetto della “ricevente”), ma di essere rispettato nella sua dignità. La Storia ci ha insegnato che quel fenomeno di compravendita di schiavi, noto come “tratta dei neri” e legato allo schiavismo suprematista, è stato deplorevole proprio per il fatto che considerasse le persone degli oggetti.

Quel bambino non è che essendo piccolo, allora lo si può ingannare facilmente facendo del semplice “pelle a pelle”: lo strappo rimarrà come una cicatrice.

I bambini non sono oggetti che servono all’adulto per trovare la felicità (anche perché dopo una crisi adolescenziale, sfido chiunque descrivere un figlio con l’uso del termine “felicità”), ma esseri umani con dei diritti, il primo dei quali è non essere allontanato da mamma, se mamma è degna di essere definita tale (la gran parte lo sono, se pur sbagliando).La lotta contro il gender, contro la parità tra i generi e contro la bigenitorialità che parifica le figure maschile e femminile dimenticando le prerogative di padre e madre, include la lotta contro la cessione del bambino per il quale la madre è necessaria e non sostituibile con nessun’altra figura.

Rachele Sagramoso

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