Auguri Pep Guardiola

Oggi compie cinquant’anni un grande del calcio mondiale, a cui va la nostra ammirazione e il nostro rispetto: corroborati dal piccolo orgoglio di averlo avuto per tre anni impegnato nel nostro campionato (dal quale non è escluso che abbia tratto un’importante parte della sua formazione)Di Josep “Pep” Guardiola, fiero catalano e plurivincitore sia in campo che in panchina (sei scudetti, tre Coppe europee e un oro olimpico da giocatore; sette scudetti e sette grandi Coppe internazionali in tre Paesi diversi da allenatore) potremmo tessere gli elogi per giorni. Per non parlare dell’ormai storica e “visionaria” modernità delle sue rivoluzioni tattiche. Ma a me – che pure l’ho incontrato tre volte in vita mia – piace liofilizzare quello che penso di lui in un solo episodio.27 maggio 2009. Sono gli anni in cui seguo per la Rai sia il Giro d’Italia che la Champions League.

Faccio la mia trasmissione del mattino sul Giro a Chieti (rinunciando per forza di cose all’arrivo sul Blockhaus) e corro a Roma per la finalissima all’Olimpico fra il favorito Manchester United di Ferguson, Giggs, Rooney e Ronaldo e il giovane, ma già grande Barcellona del trentottenne Pep, che ha vinto il titolo spagnolo al suo debutto in panchina e che è alla sua prima esperienza europea da allenatore.

Scendo al Donna Laura Hotel sul lungotevere e nella hall la prima persona che incontro è Carletto Mazzone, ormai “pensionato” da quattro anni e non esattamente salutato dal calcio italiano con gli onori che avrebbe meritato. Mi sorprendo un po’: mi saluta, lo saluto; lo abbraccio, mi abbraccia. “Carletto che ci fai qui?”. Si commuove. Sfila due biglietti dalla tasca della giacca, li accarezza. “Me li ha mannati Pep con un bijetto: “Se oggi sono qui per la finale di Champions lo debbo a lei: e in un giorno come questo voglio che lei mi sia vicino”. “M’ha pure prenotato l’arbergo…”E’ inutile dire che Mazzone e Guardiola si erano incrociati nelle due stagioni bresciane (quelle del piccolo miracolo, quelle del sogno-Baggio, quelle dell’ “invenzione” di Pirlo nel suo ruolo del futuro, quelle di Luca Toni, di Igli Tare, purtroppo anche della morte di Vittorio Mero): un feeling incredibile, cementato, fra due personaggi agli antipodi, portatori però di una straordinaria e complementare umanità.

Davanti a me il “vecchio” Carletto stropicciava quella lettera come un messaggio d’amore. Perchè d’amore si trattava. “’M’ha chiamato a casa tre giorni fa. M’ha detto “Mister, sono Pep”, “Sì e io so’ Garibardi”. “Ma no, mister, sono proprio io” “Ma nun c’hai la finale de Cempions? E stai a pensa’ a ‘me?” “Si, perché lei non può mancare”. E ora, qui, ho trovato ‘sti bijetti”.Da quel momento non mi è (quasi) più interessato quello che Pep ha fatto e vinto – stravinto – in panchina. Per me la gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre.Buon compleanno Josep Guardiola. In fondo sono solo cinquant’anni. Ora divèrtiti ancora un po’ dove sei. Non ho dubbi che prima o poi affronterai anche la sfida- Italia. Il sor Carletto (84 anni fra due mesi) ti aspetta. E non solo lui!

(17 gennaio 2021) – Marino Bartoletti

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