Cronaca di due giorni in un campo beduino

Quel pomeriggio ero con il mio amico Walter in “Terrazzina” (luogo di ritrovo in riva al mare a Old Sharm), Astrid prendeva il sole e noi sorseggiavamo una birretta. Ad un certo punto si avvicina un ragazzo locale che saluta Walter in arabo, parlano un po’ e Walter me lo presenta: “Gomaa, nice to meet u”. Mai avrei potuto pensare a che mondo incredibile nei due giorni seguenti mi stava introducendo questo mingherlino ragazzo egiziano.

Gomaa e’ un beduino, proprietario dell’ ultimo terreno prima del deserto nel Parco Nazionale di Ras Mohammed, parla un buon inglese e semplicemente ci propone una notte in tenda nel suo Camp ( tra l’altro in riva al mare! ). L’effetto della birretta svanisce perché il sangue nelle mie vene accelera, scorrendo credo quasi faccia rumore!.. e neanche si parla più di tanto di numeri e costi che gia fissiamo l’indomani l’appuntamento alle 9… l’unica raccomandazione è portarsi qualcosa di caldo per la notte e, se desideriamo bevande alcoliche, di portarle noi.

Ras Mohammed è la punta sud della penisola del Sinai, dal 1983 ufficialmente Parco Nazionale. Conoscevo la “location” perché l’ho visitata da turista più volte sia via mare che da terra, ma questa volta cambia la “situation”….e Astrid non ha bisogno di essere convinta.

Gomaa arriva puntuale come un orologio svizzero. Dall’ albergo evitiamo di passare dentro Sharm attraverso la Ring Road che bypassa il centro abitato. In meno di mezz’ora siamo all’entrata del Parco, dove lui passa i controlli rapidamente e ci porta subito su un promontorio per fare delle foto spettacolari. Arrivati al suo Camp la strada finisce con una catena che blocca l’accesso e di fronte a noi tutto deserto!

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Impressionante !

Ci porta alla nostra tenda, a pochi metri dal mare… esternamente e’ di colore chiaro come la sabbia ma all’interno un esplosione di colori in tono con le zone comuni del Camp in stile beduino. Posiamo le borse e, la voglia di tuffarci prende il sopravvento: in meno di 5 minuti siamo in acqua con pinne e maschera..L’entrata in acqua di questo Camp è sabbiosa e graduale, cosa molto rara nel Mar Rosso, quindi qualche passo e ci si tuffa… Beh, difficile trovare le parole per descrivere che mondo pieno di vita ci sia in questo Parco: incontriamo subito dei pesci sergente che ci accolgono, poi inizia il reef e subito troviamo un trigone a sorvegliarci, contornato da un micromondo di pesci coloratissimi in giardini di rocce altrettanto variopinte.

Dio e’ grande!

Ne usciamo esausti dopo più di un’ora.Tornando alla tenda scopro che abbiamo copertura internet e telefonica, quindi avviso Walter che siamo arrivati e stiamo bene….. Nella telefonata mi dice che, quando ho tempo, se seguo il sentiero aldilà della catena  che blocca la strada, camminando 10 minuti si arriva alla Blue Lagoon, una baia bellissima dove le tartarughe vengono a depositare le uova e l’entrata in acqua e’ si sabbiosa, ma scende poi in verticale per cedere lo scenario al mare di un blu bellissimo.Chiudo la chiamata, non sento la stanchezza, costringo Astrid e ci avventuriamo…letteralmente dopo 10 minuti siamo in acqua e le nostre aspettative vengono ripagate in pieno!!Intorno a noi c’e’ solo il rumore delle piccole onde….un paradiso tutto per noi!

Dio e’ grande!

Dopo più di un’ora torniamo al Camp e il pranzo e’ pronto: nella tenda beduina comune ci sono i variopinti tappeti e tavolini bassi per mangiare da seduti per terra…. all’entrata usiamo alcune bacinelle con acqua pulita per pulirci i piedi dalla sabbia e prendiamo posto ad un tavolino con delle pietanze calde protette con dell’alluminio: in una abbiamo del pane arabo, in un’altra insalata carote e pomodori, in una grande c’e’ del riso profumatissimo, poi una salsa Tahina, altre verdure calde e nel grande piatto al centro delle porzioni di pollo cotto alla brace!

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Dio e’ grande!

Il pomeriggio trascorre tranquillo in relax alternato a qualche tuffo prima che il Sole scenda (circa le 16;30)…Gomaa ha la cortese attenzione di farci mettere di fronte la tenda un tappeto ed un tavolino per noi, poi viene e si siede qualche minuto per conversare un po’….gli offriamo un po di Malibu’, un liquore dolce al cocco preso al duty free, che lui non disdegna…nel frattempo sono arrivati altri ospiti e i ragazzi beduini hanno preparato un falò di fronte la tenda comune. Noi dopo l’invito di Gomaa ci andiamo a sedere intorno al fuoco, anche perché il Sole e’ sceso e quel calduccio e’ piacevole.I tre ragazzi sono de Il Cairo e sono venuti a passar la notte prima di rientrare nella capitale.Rompo io il ghiaccio chiedendo a tutti di farci un selfie,tutti ridono e sono d’accordo,quindi mi alzo e ci immortaliamo.Tra loro parlano in arabo, io e Astrid conversiamo in spagnolo,in gruppo si parla inglese benissimo e uno di loro, appena sa che sono italiano,mi sfoggia il suo italiano studiato all’Universita’….nel giro di 10 minuti non ci sono piu confini, 4 lingue diverse, 4 nazioni diverse e una stessa “famiglia”.

Dio e’ grande!

Gomaa si alza e ci invita a seguirlo, ci porta a pochi passi dalla tenda comune dove in una buca nella sabbia c’e’ un bidone semi sotterrato con della brace in fondo sul quale viene poggiato un grosso contenitore con dentro un agnello e molte verdure ai lati; ricoprono il tutto con un grande coperchio di ferro, poi con un tappeto e della sabbia fino a non vedere più i colori sottostanti. In tre ore la cena sara’ pronta! La carne sara’ cosi tenera che solo agitando un osso si staccherà da sola! Ci sdraiamo intorno al fuoco e lo sguardo va verso le innumerevoli stelle del cielo: credo che mai in vita mia ho visto le stelle veramente brillare a luce intermittente.Il tempo vola in buona compagnia e scherzando, tutti siamo d’accordo che un fuoco intrattiene piu di Netflix…. ed e’ senza abbonamento!In effetti si sono fatte le 8 pm, assistiamo all’apertura del tutto e iniziamo a cenare. Che delizia!

Dio e’ grande!

Di li ad andare a riposare in tenda il passo e’ breve….salutiamo e ci ritiriamo… io pero’ salgo su un piccolo promontorio al lato della tenda: voglio continuare a vedere le stelle perché e’ incredibile quanto movimento ci sia lassù, tra satelliti, aerei e forse U.F.O.; rimango fino a quando non mi si chiudono gli occhi e faccio rientro alla tenda con in mente solo una cosa:Dio e’ grande!

Nel mio cellulare e’ rimasta la sveglia che suona alle 4:30 (5:30 in Egitto) e, come abitudine in questi ultimi giorni, ci vestiamo per andare ad attendere il sorgere del Sole…entrambi siamo ben riposati quindi Let’s go! saliamo sul promontorio alla nostra sinistra e lo attendiamo… alle 6:35 il miracolo e’ puntuale ….Meraviglia come illumina la baia del Parco…ci sentiamo privilegiati:Dio e’ grande!

Dopo una buonissima colazione con omelette, una crema di fagioli, del pomodoro e cetrioli a fettine e pane arabo, l’aria è ancora fresca quindi inizio a passeggiare un po’ nel deserto in solitaria: ascolto il mio respiro, osservo: un barile arrugginito richiama la mia attenzione e cerco di raggiungerlo. Il mio amico Walter mi aveva detto che quel deserto era stato teatro di guerre e che avrei potuto trovare ancora oggetti dell’epoca…in effetti mentre salgo, trovo nella sabbia differenti impronte e altrettanti differenti escrementi di animali: il deserto, apparentemente senza vita, pullula di esseri viventi: volpi, insetti, granchi che si spingono nell’entroterra, serpenti e poi, tracce di cammelli, pecore e capre. Giunto in vetta dove vedevo il bidone godo di una tremenda vista e scorgo diverse postazioni militari di vedetta, di riparo dal sole, di artiglieria per la difesa del Sinai, nonché trovo scatole metalliche e lattine di cibo in scatola. Sembrava non ci fosse nulla, invece si trovano moltissime cose.Torno felice al Camp con il mio bottino di oggetti trovati come fossero trofei da far vedere ad Astrid.

Dio e’ grande e continua ogni giorno a manifestarsi a noi in molte cose (Epifania!)

Dopo un po’ di mare e aver pranzato Gomaa ci fa omaggio di un tour nel Parco in macchina prima di tornare in hotel: ci porta proprio sulla punta sud estrema, dove , salendo in altezza c’e’ Shark Observatory un punto panoramico circa 40 metri alto sul mare da dove si ha una vista spettacolare! Scendendo ci dirigiamo a “Heartquake Crack”: una frattura di 40 metri nel deserto dovuta ad un terremoto sotto la quale affiora acqua del mare esi possono vedere dei piccoli gamberetti rossi; risaliamo in auto per andare a Eel Garden,dove alcune rocce hanno assunto forme particolari da dar sfogo alla fantasia per vederci delle sagome di animali…In uscita dal Parco passiamo tra enormi rocce che raffigurano la parola “Allah” in arabo…Sorpresi fino all’ultimo minuto di questa avventura rimaniamo dello stesso parere: Dio e’ grande, ma anche Gomaa non scherza!!

Emanuele Roncaccia

4 pensieri riguardo “Cronaca di due giorni in un campo beduino

  • 6 Gennaio 2021 in 15:08
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    Complimenti per come hai raccontato questa bella esperienza Se domani dovessi pensavo di fare un viaggio simile mi aiuterai nell l’itinerario

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