Sguardiamo oltre

Lentamente muore (…) chi fa della televisione il suo guru, (…) chi evita una passione (…), proprio quelle che fanno brillare gli occhi (…)Lentamente muore  chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. (..) Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” (Martha Medeiros)

Vivo a Roma in un Comune con 3 milioni di abitanti, per lo più ovviamente sconosciuti, ma che potrò frequentare e incontrare liberamente a pranzo nelle prossime festività natalizie e invece non potrò far compagnia ai miei genitori del paese vicino, dell’altra regione, del Nord Italia.

Stanno facendo morire in solitudine migliaia di persone, migliaia di padri e madri, nonne e nonni, nei letti di Ospedale senza neanche poter avere l’ultimo sguardo dei parenti.

Stanno isolandoci l’un dall’altro, impedendoci di incontrarci, lasciandoci lontani dai nonni e facendoci vivere come sconosciuti tra sconosciuti, diffidando l’un dell’altro, minando alle basi della nostra società e cultura.

Stanno inculcando nei giovani la paura del prossimo che ha come conseguenza la perdita di relazioni sociali e di speranza e i nostri ragazzi ormai sono una protesi dei computer e dei videogiochi.

Decenni e decenni di malgoverno che ha, sempre colpito e umiliato, in particolar modo il settore pubblico della Sanità e dell’Istruzione, ci hanno portato a questa continua situazione emergenziale che sembra non finire mai anzi evidenzia sempre più i ritardi cronici del nostro Bel Paese anche in altri settori come l’Economia, il Turismo, i Trasporti, il Settore Pubblico.

Le nostre città, il nostro Bel Paese una volta amato in tutto il mondo, sta diventando un trasandato museo a cielo aperto pronto ad essere conquistato dal peggiore offerente.

Siamo in un mare in tempesta ma non siamo sulla stessa barca. Il popolo annaspa coi propri remi rotti sull’ultima scialuppa di salvataggio mentre dall’alto della loro ignoranza e tracotanza, i satrapi di turno continuano imperterriti il loro teatrino dove alcuni comandano e altri fingono di opporsi per poi, una volta spente le luci della ribalta, andarsene a cena assieme.

Sorprende, anzi sbalordisce e sconcerta, l’assenza totale di un riferimento politico a cominciare dal Primo Cittadino d’Italia al quale ci rivolgiamo nella speranza che scenda in città, nella sua Palermo o in Roma, per vedere realmente che cosa sta accadendo.

Ora basta: “tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.”

Ci hanno tolto tutto questo e ci hanno lasciato solo lo sguardo oltre le mascherine e allora ripartiamo dagli occhi, specchio dell’anima, dallo sguardo…

SGUARDIAMO OLTRE.

Riempiamo i nostri SGUARDI di determinazione e amore

Riempiamo i nostri SGUARDI di speranza e fermezza

Riempiamo i nostri SGUARDI di futuro e provvidenza

Riempiamo i nostri SGUARDI di progettazione e opere

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere (Ghandi).

Dobbiamo farlo per noi, per i nostri genitori, per i nostri nonni, per i nostri figli.

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