La pillola del giorno dopo è uno “strumento etico”?

Ho parlato con donne che hanno assunto – dopo rapporti sessuali non protetti –  la pillola del giorno dopo. 

Tutte mi hanno riferito, unanimemente, che si sono sentite malissimo, paragonando, in particolare, l’effetto prodotto sul loro corpo ad un autentico “bombardamento”.

Questa è stata, in assoluto,  la prima risonanza avvertita dalla mia psiche, allorché ho letto, a dir poco esterrefatto, che ad avviso del Direttore Generale dell’AIFA, Nicola Magrini, questa pillola costituirebbe “uno strumento etico”, quasi a giustificare la recente liberalizzazione anche alle minorenni. 

Ma, essendo un convinto prolife, non mi sono fermato alle unanimi sensazioni negative riportate da chi ne ha fatto esperienza diretta (dubito che sia il caso del dott. Magrini), e ho cercato di approfondire il tema. 

Sono venuto così a scoprire che la dottoressa Ellen Grant, pioniera della contraccezione in Inghilterra, è arrivata ad affermare che “un metodo contraccettivo sicuro ed efficace deve ancora essere scoperto, poiché tutti i metodi ormonali danneggiano gravemente la salute”.

Ora, sono consapevole che gli interessi economici sottesi al commercio di questi prodotti sono enormi – dopo la prima liberalizzazione per le donne maggiorenni, di qualche anno fa, le vendite in Italia sono passate da poche migliaia a oltre mezzo milione di confezioni l’anno – ma la verità su questa pillola andrebbe detta egualmente e per intero. 

Tanto più che, in un momento di straordinaria sincerità, il dott. Pierre Simon, francese co-fondatore del Planning familial (centro controllo nascite) si lasciò sfuggire,  in tema di anticoncezionali,  che “se fossi donna, e sapessi tutto ciò che so sulla fisiologia femminile, dovrebbero darmi una montagna di soldi per farmi ingoiare la pillola”.

Insomma, occorrerebbe essere molto più cauti, prima di scomodare la categoria dell’etica. 

Affrontato, preliminarmente, il profilo contraccettivo e il grave danno fisico che questo “strumento etico” infligge alla donna, d’ora in poi anche minorenne, bisogna necessariamente occuparsi del danno definitivo e mortale che questo “strumento etico” può arrecare al concepito (sull’efficacia anche abortiva di questa pillola, cfr. il prof. Filippo Maria Boscia, nelle molteplici voci al riguardo presenti sul web).

Laddove, infatti, sia già avvenuto il concepimento,  questa pillola rende inospitale l’utero e, data la sua efficacia antinidatoria, impedisce all’essere umano ai primordi di proseguire la sua vita. 

È facile immaginare  cosa possa negativamente significare – dai punti di vista sociale, economico e previdenziale – aver liberalizzato, e quindi esteso, questa eventualità in una nazione come l’Italia,  dove il tasso di natalità è ormai prossimo allo zero e dove ci si prepara a vivere un lungo inverno demografico.

Nè deve meravigliare o sembrare casuale, che ad  apporre l’ imprimatur su questa scelta improvvida sia stato lo stesso ministro della salute (!?!), che due mesi prima ha autorizzato,  con delle nuove linee guida, l’abominio dell’aborto farmacologico casalingo. 

Ma, per deformazione professionale – sono giurista d’impresa – non posso sorvolare su alcune oggettive violazioni di legge, che questa inopinata liberalizzazione comporta. 

Il primo  vulnus all’ordinamento giuridico viene inferto in materia di consenso informato, laddove la nostra Costituzione recita, all’art. 32, II comma, che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». 

Ma questa libertà diventa vuota e inutile, se non è basata su una dettagliata informazione, a 360 gradi,  sui benefici, sugli effetti collaterali, sui rischi ragionevolmente prevedibili e sull’esistenza delle eventuali alternative a questo farmaco.

La pillola del giorno dopo, infatti,  oltre alle descritte gravi conseguenze fisiche, comporta, nel caso di aborto, anche quelle psichiche, dovute alla sindrome post abortiva che – oltre ad ansia, angoscia, depressione e ricorso a droghe e all’alcol – provoca, talvolta,  anche tentativi di suicidio. 

Presumere che questo diritto fondamentale ad essere informati, sia soddisfatto con la mera presenza di un bugiardino – sul cui tenore è lecito nutrire qualche dubbio, attesi gli enormi interessi economici in gioco – nella confezione acquistata dalle minorenni,  è fuori da ogni logica ma, soprattutto, dal buon senso. 

Ma vi è di più.
Nel caso in cui metta fine a una vita umana, l’uso di questa pillola viola persino la legge 194 che, pur consentendo l’aborto “on demand”,  prevede però per l’aborto delle minorenni,  dei protocolli e delle condizioni (autorizzazione dei genitori o del giudice tutelare),  che verrebbero in tal modo del tutto bypassati. 

In definitiva, niente male come “strumento etico” questa pillola e, ancor di più, la sua liberalizzazione !

Enrico Pagano

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