“Siamo tesori in vasi di creta” Versilia errante

Piacevolmente persa fra le strette vie di Camaiore, per “caso” incontro un poeta del legno. Una piccola bottega dove un artista dipinge icone su legni di recupero.

Ci sono passata in due giorni differenti, mi sono fermata sulla porta senza entrare osservo la sacralità del laboratorio, non entro mai nel mondo degli altri al primo giro. Poi decido:al terzo giorno entro, osservo, chiedo, ascolto, in punta di piedi.E inizia la danza dei racconti delle nostre vite.

Io pellegrina con i sacramenti cristiani ma non praticante, io studiosa di Dharma senza aver ancora preso rifugio, io che sempre più spesso mi domando “dove sono?”

L’artista da scultore e pittore affermato con opere in campo internazionale, mosso da idee socialcomuniste arriva alla svolta, un importante problema famigliare smonta le sue convinzioni e lo avvicina a Dio.

Da quel momento lascia la mondanità per ritirarsi nella sua piccola bottega, decide di convertirsi portando la parola di Dio nelle case. Inizia a cercare legni poveri, di recupero che hanno una storia, legni ormai da bruciare, decide di ridare loro vita attraverso la bellezza di immagini sacre.

“San Paolo dice: portiamo tesori in vasi di creta… Qui il legno è il vaso, il tesoro è l’infinito dell’immagine sacra”, mi racconta. Il mio lavoro è una missione, sono al servizio di Dio perché la sua Luce entri nelle case attraverso i quadri.

Io ascolto racconto poco di me, ho molto da apprendere qui, ne faccio tesoro e confermo con sollievo a me stessa che i cammini sono diversi ma medesima è la meta. Poco importa quale strada scegli di percorrere, purché tu lo faccia nella verità. Siamo contenitori finiti al cui interno risiede l’infinito. E sorrido nel pensare quanto siamo tutti uguali, tutti, tutti alla ricerca di una sola cosa la “vera” felicità, proprio come insegna Buddha.

Sono uscita senza risposte alla mia domanda, ma con un S. Michele dipinto su un’anta di un vecchio armadio, sotto al braccio. E con un sorriso più sorriso del solito.

Michela Vitali

2 pensieri riguardo ““Siamo tesori in vasi di creta” Versilia errante

  • 31 Agosto 2020 in 08:00
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    “sono uscita senza una risposta… Con San Michele sotto al braccio”… “poco importa quale strada scegli di percorrere(chi stabilisce la strada da percorrere ed in che modo?) purché tu lo faccia nella verità (verità? Forse volevi dire in libertà? E in che cosa consiste la libertà?) siamo contenitori(e chi o cosa vi hanno messo dentro a questo contenitore che grazie alla memoria il cervello ci “ricorda’ continuamente… Come un computer) tutti uguali(tutti in un modo o in un altro riempiti di insegnamenti, dogmi, religioni, tecniche di meditazione, pensieri di ogni forma e tipo in merito a Dio, Verità che sta fuori dalla realtà, al di sopra di tutto, intoccata… E che con una mente così frammentata come la nostra non può essere afferrata.) alla ricerca della “vera” felicità (cosa è la vera felicità… Puoi raggiungerla in modo imperituro? E se si in che modo?) queste dono alcune domande a cui tu, molto onestamente, hai dichiarato di non aver potuto rispondere. Michela credo che, indipendentemente da questo, ne sia valsa la pena di cercare e continuare a farlo. ORA…. partiamo dal l’attaccamento… C’è un filo sottile che divide l’essere inserito in un certo tipo di cammino o tradizione spirituale dall’identificazione assoluta con le forme di tale tradizione… Che è sempre un modo sottile ma pervicace di attaccamento. Così come esiste identico filo sottile tra avere un insegnante che ti è di guida e l’essere psicologicamente dipendente da qualcuno senza il quale ritieni evidentemente di non poter essere autosufficiente (sia umanamente che spiritualmente) Lo scopo del sentiero spirituale é quelli dell’autonomia, ossia della “liberazione”. E ogni slittamento in direzione della dipendenza, dell’attacanento a nomi, forme e rituali non fa certamente parte della vera crescita ed è lontano anni luce dallo spirito del Dharma. Lo stesso dicasi delle credenze e delle visioni simboliche del mondo. A volte è proprio l’appartenenza a un gruppo, a una scuola, a una tradizione, che finisce con il dividerci, il determinare quella chiusura che è l’anticamera del ristagno spirituale, della non responsabilità, del settarismo, e così via.. Potrei andare avanti per ore. La dipendenza e l’identificazione sono nemiche della autonomia e della CREATIVITÀ. Sono come armature che ci impediscono di accedere alla nostra c’era natura. Senza prendere su di noi la responsabilità ed il peso del sentiero saremo condannati a restare dei dilettanti i originali dello spirito.. Mazel tov Michela.

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