Illica vive (quattro anni dopo il terremoto del Centro Italia)

Fa male, molto male: sapere, ricordare, rivivere quella notte terribile di quattro anni fa. Fa male…sapere che…almeno noi abbiamo la speranza di tornare in un paese il cui nome addirittura evoca amore, calore e allegria: Illica.

Tanti non la rivedranno più, alcuni ci hanno lasciati sotto le macerie, altri sono andati via, non hanno più aspettato. In questi quattro anni di dolore, incredulità, attesa, abbiamo accarezzato la speranza che i nostri vecchi potessero ri-varcare le porte di casa, e i nostri figli continuare a scorrazzare per i prati. Tanti nonni stanno morendo e i figli crescendo.

Restiamo noi, quelli di mezzo. Troppo giovani per morire per gli acciacchi della quarta età, troppo vecchi per rifarci un’altra memoria e luogo del cuore dove passare la villeggiatura, quella che ha rappresentato una tappa fondamentale delle famiglie formatesi negli Anni ’60.

Siamo degli esuli in Patria, esuli di una Patria che si ricorda di noi soltanto il 24 agosto. Nessun paese è stato ricostruito.

Dove stava il nostro borgo, una landa desolata nella quale a mala pena si capisce l’orientamento geografico se non fosse per il sasso della birba che in qualche modo ti dà la bussola. E sembra così strano che un paese così grande (nei nostri ricordi) potesse essere contenuto in uno spazio così piccolo.

Qui, dove ci sono solo una fontana e un crocefisso, e lì il pino e il famoso sasso…una volta c’erano balli, amatriciane, cene in piazza, processioni, feste, chiacchiere, schiamazzi, urla, liti, riappacificazioni, sfide alla morra, gite…”domani andiamo a Pizzo? O a Castelluccio?”…Iniziazioni amorose “sotto quel lampione, il primo bacio” e in quella fratta poi…

Troppo giovani e troppo vecchi per morire e per rinascere altrove.

Noi vogliamo stare qui, non c’è altra vacanza che dia altrettanto senso alla vacanza, quel momento di sospensione dalla città e dal lavoro durante il quale ci si rigenera. Vogliamo stare qui attorno a queste uniche testimonianze simboliche, dove nessun ‘nulla’ è così pieno di vita. Perché
Illica vive. Vive non solo nei nostri cuori e non solo il 24 di agosto.

(Ai nostri cari morti sotto le macerie, e a quelli che ci hanno lasciato senza poter rivedere Illica).

Sabrina Fantauzzi

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