La noia è il peggior nemico dell’uomo: bisogna lavorare, pregare, studiare, meditare

LA NOIA. -La Bibbia da sempre ce lo ricorda: occorre mangiare il pane con il sudore della propria fronte. Lo avevano capito bene i santi. Ne era convintissimo Benedetto da Norcia. Il peggior nemico dell’ uomo è la noia. Bisogna lavorare e pregare. Studiare e meditare.

“ L’ uomo è un angelo avvinghiato alla bestia. O si ammazza la bestia e si lascia volare l’ angelo, o si elimina l’ angelo e si rimane in balia della bestia”. Cito a memoria, ma il concetto espresso dal grande don Giuseppe De Luca è questo.

Lo sappiamo. Lo abbiamo capito. Ne abbiamo fatto esperienza. Eppure non sempre ne facciamo tesoro. Soprattutto nel passare ai figli queste certezze. E ci tocca soffrire e vederli soffrire. La noia è una trappola mortale. Un veleno che ammalia e uccide. Facciamo di tutto per lavorare di meno. Per non affaticare il nostro corpo. Facciamo di tutto perché i nostri figli non abbiano a stancarsi. Inventiamo mille comodità per stare meglio. Poi un giorno ci accorgiamo che il sogno si trasforma in un incubo.

Il migliore ingrediente che rende un pranzo saporito e apprezzabile è la fame. Senza fame anche il manicaretto più prelibato procura nausea. Ma per arrivare ad aver fame non devi mangiucchiare in continuazione. Devi sapere disciplinare il tuo appetito. Solo se a tavola arrivi con la fame potrai apprezzare il pranzo. Se poi mangeremo insieme scopriremo il valore e la bellezza dell’ essere amici, dell’ essere famiglia. E dal cuore sgorga il ringraziamento. Innanzitutto verso Dio. E poi verso chi quel pranzo ha procurato e preparato. Riconoscenza. Gratitudine. Rendimento di grazie.

Ho paura di chi non sa dire “ grazie”.

Quanti briganti nella nostra vita. Ladri di cose. Ladri di speranza. Ladri di vita. Tra i briganti che ti assalgono, ti derubano e poi ti lasciano a terra mezzo morto c’è senz’altro la noia. Quel senso di spossatezza che rende grigie le tue giornate. Quella svogliatezza che non ti fa vedere chi ti passa accanto. Quella sorta di mollezza che ti getta nell’ apatia. Occorre combatterla la noia. Con tutte le armi che si hanno a disposizione. È un nemico pericoloso. Si sa da dove parte ma non si sa mai dove arriva. Chi è in preda alla noia cerca in tutti i modi di liberarsene.

L’ annoiato è una strana creatura. Lentamente cede alla convinzione che non vale la pena impegnarsi, per niente. E perde tempo. E spreca le sue giornate. Incapace di trovare gioia nelle piccole cose della vita. Incapace di leggere un libro. Di fare volontariato. Di mettersi al servizio dei fratelli più bisognosi. Non fa che cercare scorciatoie per trovare qualche piacere. I piaceri! Cosa sono? Da dove vengono? Dove vanno? Non sempre gli uomini si accorgono che il piacere è un ottimo contorno, che deve accompagnarsi a qualcosa di più importante.

Io amo e nell’amare trovo piacere. Ho fame e mangio con piacere. Studio, canto, suono, prego, dipingo e nel fare queste cose trovo diletto. Ma da soli i piaceri non sanno stare in piedi. Quando accade si trasformano in tiranni. E ti fanno schiavo. Lentamente. Senza che te ne accorga. Il piacere a tutti i costi e senza eccessiva fatica è sempre pericoloso.

Può accadere così che dei normalissimi ragazzi de vent’anni violenti o profanano un Crocifisso.

Perché? Erano in preda alla noia. Per provare una sorta di piacere. Impressionante. Spaventosa questa voragine nella quale cadono così spesso i giovani. Questo ricercare a tutti i costi qualcosa che metta fine alla dolorosa e ammaliante noia.

Un’ illusione, naturalmente.

“ Senza di me non potete fare nulla” disse Gesù. Quanto vere sono queste parole. Noi cristiani dobbiamo ritornare ad annunciare il vangelo della vita e della gioia senza imbarazzi e senza sconti. Gridare ad alta voce che chi ama veramente i figli deve educarli a saper dire “ basta”, “ no”, “questa cosa non si fa”.

Aiutarli a a credere che la vita è un dono immenso e inestimabile ma è tanto fragile e delicato.

Chi educa deve mettere in conto che il peggior nemico dei nostri ragazzi è la noia.

Noia che va combattuta con tutti i mezzi fin dalla più tenera età.

Padre Maurizio Patriciello

Un pensiero su “La noia è il peggior nemico dell’uomo: bisogna lavorare, pregare, studiare, meditare

  • 22 Agosto 2020 in 14:59
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    Esordire con la “Regola” di San Benedetto non è cosa da poco. Balla Regola il santo fa tesoro anche di una breve esperienza personale di vita eremitica che gli fece comprendere quanto le debolezze umane allontani o di più dalla contemplazione (momento senza tempo questo) di Dio. Per questa ragione propone di vincere l’accidia, una certa NOIA spirituale, con il cenobitismo, cioè una vita comunitaria che prevede un tempo per la preghiera eduno per lo studio ed il lavoro. I canti gregoriani(molto lontani dai moderni canti ac dc) che a me personalmente incantano ed inducono a naturale contemplazione perciò preghiera comune, preghiera personale e lavoro… Lo studio non era compreso. La maggior parte dei monaci benedettini era analfabeta. Compito del Monaco è,con l’aiuto della comunità tutta, di adempiere a questi 3 obblighi con il giusto equilibrio, perché quando uno prende il sopravvento sugli altri il monachesimo cessa di essere benedettino. Ma ora vorrei tornare sulla noia, senza annoiarvi. É semplice morire…. Ed é difficile continuare… Poiché la continuità produce uno sforzo tra essere e non essere. Non può esistere purificazione della mente se essa sta tessendo(e lo fa continuamente) il modello del proprio divenire. (movimento acquisitivo, espansione di pensiero, progresso) Quindi, fino a che è presente lo sforzo di acquisire, ci sarà interesse… Ma c’è sempre una fine dell’acquisizione. E così ci sarà sempre noia… Il possesso logora ed estenua la mente. LA PREDISPONE ALLA NOIA. L’acquisizione conduce alla mancanza di sensibilità in QUALSIASI Ambito si esplichi.nelka CONOSCENZA, NELLA PROPRIETÀ.. NELLA VIRTU’. Allora mi dirai… Ma come si può allora essere liberi dall’acquisire senza accedere ad ulteriori acquisizioni? Solo cercando di sperimentare e verificare la verità dell’intero processo di acquisizione,non certo sforzandoci di essere non acquisitivi.la difficoltà non sta nella comprensione verbale di ciò che è stato detto, ma belli sperimentare il falso come falso. Vedere la verità nella falsità é l’inizio della saggezza. Altroché se è difficile per la mente restare immobile, silente un pensiero segue l’altro. Raro che vi dia un intervallo. E questo determina il proprio esaurimento. La bellezza sta bello sperimentare, non in una esperienza malaticcio… Perché l’esperienza alla fin fine cosa è…. É del passato… E il passato non è lo sperimentare… Non è il vivere… Mazel tov.

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