Italiani pronti a commuoversi per una ingiustizia d’Oltreoceano dimenticando quelle sotto casa

La nostra Costituzione condanna ogni forma di discriminazione basata sulla religione, la razza (eh sì, scrive proprio questa parola), la lingua, il sesso, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali.

E si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena realizzazione del principio di uguaglianza.

A distanza di oltre 70 anni dalla sua entrata in vigore, siamo pieni di differenze basate proprio su questi motivi. Sembra che in Italia siano diffusi l’odio per chi ha un colore diverso della pelle, per chi crede in un Dio diverso, per chi ha opinioni politiche non in linea con il politicamente corretto.

Questo è, almeno in parte, incontestabile, ed è evidente che non sono bastati decenni di induzione all’accettazione e alla tolleranza a renderci tutti “fratelli”.

Un po’, perché spesso si pretendono questa comprensione e sacrificio da parte di chi vive situazioni di disagio sociale e personale, colpevolizzandolo se non riesce in quel progetto di integrazione che dai salotti buoni sembra così facile da realizzare.

Un po’, perché chi sbandiera la bellezza di essere cittadini del mondo, è il primo a schifarsi del poveraccio, sporco e puzzolente, che gli chiede qualche soldo mentre sta a farsi l’aperitivo sul lungomare, o a maledire il ladruncolo che gli ha sfilato il portafoglio alla stazione dei treni.

Insomma, siamo una Nazione piena di buoni sentimenti collettivi, pronta a commuoversi per un’ingiustizia eclatante e a scendere in piazza per un uomo ucciso dall’altra parte dell’Oceano ma che non si accorge all’anziano che abita sullo stesso pianerottolo morto da solo in casa da una settimana.

O si disinteressa del compagno di classe del figlio che da tre mesi non fa una lezione a distanza perché non ha un computer. O della prostituta sotto casa che, se ci si fermasse a osservarla sotto le tre dita di trucco, ci si accorgerebbe che non arriva a quindici anni.

Abbiamo una vista ottima per tutto ciò che è lontano da noi, che non possiamo toccare e quindi non ci riguarda direttamente. Mentre siamo così presbiti per tutto ciò che ci sta vicino, che impegnandoci potremmo migliorare.

E la presbiopia è una malattia che, come insegnavano gli antichi Greci, colpisce i vecchi.

Come siamo noi. Occidentali in generale.

Italiani, in particolare.

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