Essere mamma è questo: andare sulla vetta più alta del mondo, faticare anche ma… che meraviglia!!!

Finalmente ho capito perché!

Essere mamma, è stupendo. A volte faticoso, a volte è un sacrificio, ma è stupendo.
Avete mai sostato dieci minuti in silenzio sulla cima di una vetta?
Per salire su quella vetta, per poter gustare del panorama che solo la vetta più alta delle Alpi sa regalare, per poter raggiungere quel paesaggio, avete camminato, faticato, magari siete anche caduti e vi siete sbucciati il ginocchio, avete sostato su un prato e mangiato un pezzetto di cioccolata o una manciata di frutta secca, avete visto gli alberi diradarsi e le rocce spuntare, avete percorso sentieri impervi ed esposti, avete preso storte e forse il ginocchio, quello “sciocco”, ha iniziato a indolenzirsi, sempre di più, forse i piedi vi hanno fatto talmente male che metterli in un ruscello ghiacciato è stato rigenerante e forse avete incontrato altri escursionisti. Avete avuto paura. Ma siete arrivati. Ecco, essere mamma è questo: andare sulla vetta più alta del mondo, faticare anche, ma che meraviglia! Anzi… di più!
Ed io, soffro le vertigini! 😉

(Preciso: niente di tutto questo sarebbe possibile per me, se non ci fosse Stefano, sposo e padre prezioso, che mi mette in sicurezza, che mi permette di affrontare questa salita in sicurezza, che mi protegge da me, dai miei figli, che protegge i miei figli da me – tagliandogli i capelli quando io non vorrei – e che mi sostiene, mi sta accanto, che ci ama. Con cui è stupendo condividere fatiche e sorprese, ma con cui è meraviglioso, soprattutto gustare i panorami che la vita ci presenta davanti. Con cui arriverò alla Vetta. E lì mi fermerò, con lui, mentre i miei figli sceglieranno la loro, altrove.)

Ma dicevo: finalmente ho capito perché!

Anni su anni di articoli, messaggi, annunci, battaglie: “Quanto è brutto fare la mamma, quanto è frustrante!”

E invece? Come dissi a Verona poco più di un anno fa, quando Michele aveva appena sette mesi, e come posso ripetere oggi ancora più convintamente, mentre finisco di allattare Francesco di poco più di tre mesi: essere mamma è una delle esperienze più totalizzanti, più piene di bellezza e “più meravigliose” che una donna possa vivere. Più meravigliosa, non si dice in italiano, ma rende bene l’idea del fatto che, non solo è meravigliosa, ma lo è “di più”.


Solo ora, con gli occhi pieni dei miei figli, posso esserne certa: il bombardamento culturale con cui ci hanno abituato. Hanno abituato la mia generazione a credere che la maternità DEVE essere per forza un castigo, una frustrazione, una deprivazione per la donna. E’ talmente falso, che essere mamma sminuirebbe la donna, talmente stupido come concetto, talmente contrario alla realtà delle cose, che, o si bombarda, o tutti comincerebbero a riderne, di gusto.


Ahimè, il bombardamento ha funzionato. Ahimè, la mia generazione altro non fa che procrastinare la maternità credendo che sia un vezzo, un accessorio, anche fastidioso. Questo anche grazie al fatto che lo stato, ad oggi, ti penalizza grandemente se vuoi essere mamma. Ancora di più, se stai regalando al mondo del lavoro il contributo creativo che solo una donna può dare, diventare mamma è altamente sconsigliato. Se è vero, infatti, che le nostre nonne hanno dovuto lottare per poter lavorare, oltre che essere mamme, oggi la mia generazione, noi!, dobbiamo lottare perché chi è nel mondo del lavoro possa decidere in libertà di essere mamma, di godersi questa pienezza unica che la natura ha voluto immeritatamente regalarci.

Diventare mamma senza essere costretta poi a tre mesi, a tornare a lavoro con il seno che piange lacrime di latte, perché dovrebbe essere accanto al proprio figlio; senza doversi strappare da quelle “ditina” che ti stringono perché pensano, anzi sanno!, che loro sono un tutt’uno con te; senza essere costrette a lasciare il proprio figlio al nido, a tre mesi, a delle estranee, certamente dolcissime, certamente preparatissime, ma certamente non mamme di tuo figlio.

Allora auguri a noi mamme, auguri alla mia mamma, grazie al cui sì, oggi sono qui a festeggiare, grazie alla mamma di Stefano, grazie al cui sì, oggi sono qui a festeggiare. Auguri a noi mamme, che resistiamo nonostante lo Stato. Augurandoci, oggi, di riuscire a sfondare la nebulosa ideologica e a ottenere i nostri diritti:, poter scegliere di essere mamma, in libertà.

Senza dover lasciare nostro figlio dopo appena tre mesi per non perdere il posto di lavoro; senza dover interrompere l’allattamento esclusivo per non essere licenziate; perché ci vengano concessi part-time, o un lavoro flessibile (e per concederlo un’azienda deve essere supportata dallo Stato!).

Perché finiscano le vergognose dimissioni in bianco, o il gravissimo mobbing che subisce una donna che se resta incinta due anni di seguito. Perché nessuno si permetta di domandarci “vorrai mica figli?”.

E auguri anche alle mamme che scelgono di prendersi cura esclusivamente della propria famiglia, perché mentre si difende la Botteri per battute di cattivo gusto, si inizi a difendere anche loro:  insultate vergognosamente per questo, dipinte nei nuovi testi di scuola come frustrate, come se una donna potesse realizzarsi solo lavorando. (E a me questa quarantena dedita solo alla mia famiglia, mi ha messo in cuore il desiderio di dedicarmici sempre di più: è stupendo farlo. Anzi più meraviglioso!)


Insomma, auguri a tutti noi mamme, lavoratrici e non, perché sia sempre meno difficile scegliere di essere madri. Comuqnue sia.


Maria Rachele Ruiu

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