La carità del Papa non conosce barriere

Un gruppo di persone transessuali, aiutate quotidianamente dal parroco di Torvaianica, piccolo centro del litorale romano, ha chiesto aiuto al Papa e la generosità di Bergoglio si è materializzata attraverso il braccio caritativo, l’Elemosiniere Konrad Krajewski, che ha portato gli aiuti.

Così leggevo giorni fa da un articolo pubblicato su la Repubblica, tra lo stupore per essere sicuro di aver letto bene quanto accaduto e la conferma dello stile episcopale e pastorale del Papa che non manca di farci questi bei regali di testimonianza dell’amore cristiano, che è inclusivo, universale e gratuito.

Senza cedere a nessuna paternale smielata o a pubblicità propagandistiche e nemmeno a strali inquisitori sul gender, io invece voglio dire grazie a quei ragazzi che hanno avuto l’umiltà e il coraggio di chiedere aiuto, superando un ovvio imbarazzo che poteva starci, dato che lavorano sulla strada per prestazioni sessuali. Dire un grande grazie al parroco di Torvaianica per l’accoglienza di uomini che hanno chiesto sostentamento e fiducia in un momento di prova e di degenza economica. Un grande e speciale grazie al Santo Padre per aver accolto la richiesta di soccorso inoltratagli da questo prete di “periferia” non tanto geografica ma “umana”

Questo racconto di vita quotidiana, simile a uno dei Fioretti delle vite dei santi del quotidiano, i “santi della porta accanto” come li chiamerebbe lo stesso Papa Francesco ci serva da lezione per imparare la grammatica dell’accoglienza.

Non si fa carità solo dando, ma soprattutto ricevendo (ricevendo visite e persone concrete).

Non si ama facendosi carico solo di un bisogno ma restituendo dignità a chi è nella paura e nel bisogno.

Sac. Domenico Savio Pierro

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