Il 4 maggio – impaurita e attonita, l’umanità al virus sta – inizio fase2

Ei fu. Chiusa in un immobile

per evitar il mortal contagio

di migliaia di spoglie immemore

orbe di tanto spiro

così  impaurita e attonita

l’umanità al virus sta

Muta pensando all’ultimo

abbraccio seppur fatale

né sa quando una simile

abitudine ora mortale

potrà riprendere a esercitare

senza che morte a calpestar verrà

Dal balcon dei nostri palazzi

l’umanità vide la sua forza e tacque

studiò come arginare il tutto

cadde, risorse e giacque

lottando in corsia e nei laboratori

per giunger presto alla libertà

Alla Vergin l’umanità si affidò

col solo Papa sulla piazza vuota

tremolante e commosso al soglio

davanti al Cristo Crocifisso

ha elevato per noi un cantico

per la terra che non morrà

Dall’Alpi alle Piramidi

dal Manzanarre al Reno

andando oltre oceano

veloce come un baleno

infettò da Wuhan a Codogno

dall’uno all’altro mar

Fu vera reazione? Ai posteri

l’ardua sentenza: nui

chiniam la fronte al Massimo Fattor

che volle con lui

mandarci segnali

sul nostro viver quotidiano

La procellosa e trepida

gioia di un gran disegno

difficile da interpretar

per l’umanità e il suo regno

di consuetudini, ma tiene un premio

ch’era follia sperar         

Tutto si provò: farmaci e vaccini

ozono e plasma del sangue

la fuga e il distanziamento

il chiusi in casa in un nuovo esiglio                                                         

senza più bambini nella polvere

senza messe all’altar

Ei si nomò: coronavirus

l’un contro l’altro armato

sommessi a lui si volsero

come aspettando il fato

ei fè silenzio, ed arbitro

s’assise in mezzo a lor

E sparve, e i dì nell’ozio

chiuse in si breve sponda

ricomparendo di tanto in tanto

tra la gente poco accorta

d’inestinguibil odio

incapace di rinnovato amor

E il 4 maggio l’umanità riprese  

come un naufrago

a cavalcar le prime onde

della rinnovata libertà

imparando un nuovo navigare

cercando un nuovo convivere

non dimenticando il cumulo

delle memorie passate

ma pensando soprattutto ai posteri      

a tutelar giovani e imprese

per scriver nuove pagine

di questa stanca umanità

Oh quante volte l’umanità, al tacito

morir d’un giorno inerte

chinati i rai fulminei,

le braccia al sen conserte,

stette, e dei di che furono

l’assalse il sovvenir!

E ripensò al mare in tenda,

le sinuose valli

i fuochi artificiali

e l’onda dei cavalli

lungo laghi monti e costiere

e il sano divertir

Ahi! Forse a tanto strazio

cadde l’umanità

e disperò: ma valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa la trasportò

E l’avviò, per i floridi

sentier della speranza

ai campi eterni, al premio

che i desidèri avanza,

dov’è silenzio e tenebre

la gloria che passò.

Bella Immortal! Benefica

umanità ai trionfi avvezza!

Alza la testa, esci e allegrati

chè più superba altezza              

al disonor del Golgota

giammai non si chinò

Tu, Fede, dalle stanche ceneri dell’Umanità

sperdi ogni ria parola:

il Dio che atterra e suscita

che affanna e che consola

in questo nuovo inizio

accanto a lei ancor si posò


Ringrazio di cuore la “Poesia” per avermi chiamato nel cuore della notte svegliandomi con questa folle idea di misurarmi con il maestro Alessandro Manzoni e la sua celebre “Il cinque maggio”.

Per me una notte che non posso dire insonne ma creativa per la quale sarò sempre grato e chiedo indulgenza, sin da ora, ai critici letterari e agli esegeti del Manzoni: mi sono solo voluto mettere, ancora una volta, a servizio di “Amor mi spira, noto, e a quel modo che‘ ditta dentro vo significando”

Giorgio Gibertini

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