Il Governo dimentica i nostri figli davanti a un tablet: quale diritto all’istruzione?

Tra i vari “noi permettiamo… noi consentiamo…” di Conte, che illustra una fase 2 di uscita graduale dal lockdown identica alla precedente più qualche ridicola concessione, nessun cenno a bambini, ragazzi, istruzione, se non dopo la specifica domanda di una giornalista.

Incalzato, il premier risponde che le scuole riapriranno a settembre, mentre gli esami di maturità saranno in presenza. Null’altro.

Da dichiarazioni successive del ministro Azzolina, apprendiamo che anche a settembre si ripartirà con la didattica a distanza ma a targhe alterne, quindi si dimezzano i ragazzi presenti in aula e gli altri seguono da casa sui tablet.

Conte annuncia nuove assunzioni tra i precari e i sudditi ringraziano. Insomma è stata normalizzata la D.A.D. Nessuna libertà concessa ai nostri figli: niente scuola, niente centri estivi e oratori, parchi aperti ma aree per bambini chiuse. Solo casa e didattica a distanza, che ha tanti, troppi estimatori nascosti. Insomma, una vita scandita tra letto, tablet e computer, videolezioni e Netflix.

Da più parti si sente dire che la scuola non interessa a nessuno. A noi pare, invece, che di scuola se ne parli come apparato, come sistema, come luogo nel quale ciascuno si muove spinto da un qualche interesse individuale o di gruppo.

Ciò che non interessa sono gli alunni, i bambini, i ragazzi, visti come persone che proprio a scuola realizzano una parte fondamentale della propria vita, non solo dal punto di vista didattico e dell’apprendimento, quanto delle relazioni che al suo interno nascono e si intrecciano. E proprio su tale questione, le varie associazioni a tutela, dicono loro, dei nostri figli, sono partite con il piede sbagliato.

Nessuno ha fatto propria la legittima battaglia per l’apertura della scuola per l’anno in corso, diversamente dal resto d’Europa, dove, con modalità e tempi idonei a garantire il rientro in sicurezza, si è considerata la questione di primaria importanza.

Si chiedono contributi economici, congedi parentali per stare a casa con i figli, tablet e mezzi informatici per la D.A.D. e nessuna proposta che metta al centro il minore e il suo sacrosanto diritto all’istruzione. L’approccio è come sempre adultocentrico: siccome la fase 2 contiene parziali riprese delle attività lavorative (e meno male) i poveri genitori non sanno a chi lasciare i figli, sempre chiusi in casa a seguire le loro fantastiche lezioni virtuali.

Attenzione! Non che questo non rappresenti un serio problema organizzativo per le famiglie. Tuttavia siamo al punto di dover spiegare a “lor signori” che il diritto all’istruzione di bambini e ragazzi previsto dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, prescinde dai bisogni dei genitori ed è riconosciuto in sè. I figli non sono pacchi da piazzare a scuola o a casa mentre i genitori lavorano. Sono soggetti di diritto.

Non solo la didattica a distanza è fortemente limitativa a livello di apprendimento e di socializzazione e non può andare oltre la stretta emergenza, ma va considerato che non tutti i genitori hanno gli strumenti anche culturali per seguire i figli e che le case non possono trasformarsi in locali insonorizzati in cui, a tutte le ore, qualcuno entra imponendo silenzio e dettando i ritmi familiari, fortemente compromessi. 

La richiesta di contributi, tablet e pc è strategicamente sbagliata: una volta che il Governo te li fornirà, ne imporrà l’uso ben oltre il periodo dell’emergenza, come già stanno ventilando a partire da settembre. E mentre nel resto d’Europa la riapertura delle scuole è una priorità e siamo forse l’unico paese a posticiparla a settembre, qui non c’è un leader politico, un’associazione, un comitato a cui interessi ingaggiare seriamente la battaglia sacrosanta per chiedere la riapertura delle scuole in sicurezza.

A nessuno interessa che bambini e ragazzi siano reclusi da due mesi e continueranno ad esserlo perché per loro nessuna misura è stata prevista nella fase 2, se non quella di considerarli potenziali untori dei loro anziani insegnanti.

Il premier si è lasciato scappare il vero motivo per il quale le scuole rimaranno chiuse: abbiamo la classe docente più vecchia d’Europa. Non c’è miglior modo di ottenere il consenso che incutendo paura e annunciando nuove assunzioni tra i precari.

Del resto, tra i virologi che vanno per la maggiore, basti ricordare Burioni e il famoso tweet, quello per cui “i figli sono maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro quasi innocui, li replicano potenziandoli logaritmicamente e infine li trasmettono con atroci conseguenze per l’organismo di un adulto”. Esattamente lo stesso pensiero di Conte.

È giusto che su temi così decisivi che incidono sulle libertà fondamentali riconosciute e tutelate dalla Costituzione, decisivi per la vita di bambini e giovani, ogni decisione sia assunta al di fuori del dibattito parlamentare?

Giovanna Arminio (avvocato)

Belinda Bruni Selis (dottore in Psicologia Clinica e di Comunità)

Teresa Ludovica Coppola (dottore in Giurisprudenza)

Elena Maria Giuffrida (Presidente dell’associazione “Uniti per la famiglia”)

Verdiana Lecca (mamma di 8 figli)  

Beatrice Nazarena Novelli (docente nei licei)

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Un pensiero riguardo “Il Governo dimentica i nostri figli davanti a un tablet: quale diritto all’istruzione?

  • 27 Aprile 2020 in 20:48
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    Articolo bellissimo e…tristissimo al contempo! Grazie,è bello quando si trovano persone sconosciute,ma con le quali ci si sente sulla stessa lunghezza d’onda…condivido tutto!
    Una tris-mamma bresciana esausta

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