La Parental Alienation Syndrome e le drammatiche conseguenze sui bambini contesi

E’ in lacrime Marco, dopo aver letto l’articolo “Papa’ C’è”, non riesce a trattenere la rabbia e lo sconcerto per aver sentito dalle sue bambine “se volete un regalo o una vacanza ci pensa mamma… Perché papà non può”

Vero, papà non può perché ha le sue bambine 20 giorni al mese, poiché la loro volontà è di passare la gran parte del tempo con i nonni paterni e con il padre, che le accudisce amorevolmente, che ha imparato a fare i codini e le brioches fatte in casa, che le porta a scuola prima di recarsi a lavoro.

Nonostante ciò Marco versa € 600,00 al mese, come mantenimento, ad una madre che non manca di mortificare la sua figura sottolineando che, dopo tutto questo, papà non si possa permettere di portarle al mare. Come lui sono in molti a subire questo atteggiamento, soggiogati da un genitore che tenta di annichilire l’altro, fino ad innescare nei bambini il rifiuto dell’altro genitore.

Anche qui la percentuale di genere verte sui papà, ma ci sono anche molte madri, molto spesso ridotti ad essere semplici “Bancomat” su cui riversare ignobiltà, vendette e frustrazioni personali. Quello che però sfugge, molto probabilmente al “Genitore Alienante” è il male che, deliberatamente, si infligge ai propri figli. Perché in loro si innesca un meccanismo di protezione verso il dolore che esterna la “sedicente vittima”

Tutto questo ha una definizione ed in alcuni stati viene riconosciuto anche legalmente come reato, parliamo di “Parental Alienation Syndrome”, abbreviato “PAS”, coniato dal medico statunitense Richard Gardner, per spiegare una controversa dinamica psicologica disfunzionale, che si attiverebbe sui figli minori, coinvolti in contesti di separazione o divorzio, definiti conflittuali.

Un fenomeno molto diffuso, purtroppo, fatto di “Bambini Contesi”, suffragato da un sistema che in troppe occasioni ostacola il reale diritto del minore e non ne preserva il benessere psicofisico come la norma prevede.

Abbiamo intervistato a questo proposito Mariangela Campus, Presidente dell’associazione nazionale F.L.A.Ge (Figli Liberi dall’Alienazione Genitoriale) di base in Sardegna

F.L.A.Ge figli liberi dalla alienazione genitoriale è una associazione nazionale che si occupa di manipolazione psicologica sui minori in particolare quando a manipolare è un genitore. Le sue finalità sono la sensibilizzazione sull’alienazione e una legge che renda reato la manipolazione psicologica.

L’alienazione genitoriale altro non è che una “manipolazione psicologica”, si utilizza il termine alienazione perché chi manipola è un genitore, nella nostra proposta legge lo abbiamo inserito come “aggravante”. Dopo una separazione uno dei genitori per odio, vendetta o interessi economici inizia una campagna di denigrazione nei confronti dell’ex, non si tratta di conflittualità genitoriale che coinvolge solo gli adulti nelle loro discussioni o rancori, purtroppo si coinvolgono i figli che vengono utilizzati come vere e proprie “armi” per distruggere l’ex. Infatti, uno degli esiti più terrificanti dell’alienazione è che i figli sono talmente plagiati che arrivano ad un punto in cui sono loro stessi a rifiutare il genitore alienato (rifiutato).

Vengono definiti minori pappagallo, perché ripetono esattamente le accuse calunniose del genitore alienante (manipolatore), lo fanno utilizzando gli stessi termini, lo stesso tono di voce e le stesse espressioni facciali.

L’alienante è una persona con problematiche psicologiche e psichiatriche, sicuramente un narcisista quindi con nessuna empatia neanche verso i figli, che vede solo ed esclusivamente come oggetti da utilizzare per raggiungere lo scopo di eliminare e far soffrire l’ex coniuge, magari perché ha deciso di separarsi.

In questa dinamica diabolica gli strumenti utilizzati sono le menzogne e la calunnia, faranno credere ai figli maltrattamenti mai avvenuti, incuria nei loro confronti mai esistita, nei casi più gravi abusi sessuali mai perpetrati.

Il condizionamento psicologico effettuato da un genitore è più grave di quello effettuato da un estraneo, come i casi di Bibbiano, perché è un doppio abuso, per l’atto della manipolazione e perché fatto da chi genitore deve avere il dovere di amare, accudire e educare i figli. Ad ogni modo la manipolazione psicologica è un abuso psicologico ed emotivo ad ogni livello di attuazione, provoca dei gravissimi danni nella psiche dei minori che la subiscono, diverse pubblicazioni scientifiche hanno riscontrato in adulti che hanno vissuto una esperienza manipolatoria delle problematiche anche psichiatriche, spesso sfociate in autolesionismo, uso di stupefacenti, depressione e tendenza al suicidio.

Il minore subisce una scissione, si divide in due, da una parte deve soddisfare le richieste dell’alienante e deve obbedire per non deluderlo, dall’altra deve soffocare il bene che vuole al genitore che rifiuta. Uno sdoppiamento micidiale per la psiche di chiunque, immaginiamo per i minori che non hanno ancora sviluppato le risorse necessarie per affrontare tutto questo.

Questi figli vengono costretti dal manipolatore a dichiarare accuse false davanti a psicologi, CTU, ASS. Sociali e giudici. In base alle nostre testimonianze a seguito di queste dichiarazioni i minori subiscono un breakdown emotivo che si manifesta con pianto e rabbia davanti agli operatori che li hanno ascoltati. Questo è un primo segnale che ci indica l’esistenza della alienazione, chi subisce realmente un abuso infatti difficilmente avrà questa facilità di esternarlo soprattutto davanti a professionisti del settore.

In questi anni ho sentito centinaia di storie e testimonianze e posso dire che seguono tutte lo stesso copione, lo stesso modus operandi, cambiano i nomi le città ma la dinamica è la stessa. Negli ultimi due anni c’è stato un aumento delle madri vittime di alienazione, a me non piace dividere per genere chi subisce, per me contano i bambini poi se sono più i padri o le madri che manipolano non mi interessa; l’obiettivo è punire chi commette questo gravissimo abuso, per me paragonabile all’abuso sessuale e che deve essere punito con il carcere e la perdita della patria potestà.

Nella nostra proposta abbiamo stilato un protocollo per identificare i segnali di alienazione in atto che si ispira agli otto punti di Gardner, ma è necessario una formazione adeguata degli operati come ss. Sociali, psicologi etc. e una azione di intervento più veloce, i tempi della giustizia purtroppo spesso agevolano l’alienante che ha campo libero, agisce indisturbato e più si va avanti più sarà difficile liberare i minori dal mostro manipolazione.

In Italia siamo ancora indietro, ci sono paesi nel mondo dove esiste già una legge che punisce l’alienazione ad esempio il Brasile, il Messico e da poco in Irlanda è passata la legge sulla violenza psicologica. La strada è ancora lunga.

Mariangela Campus

A conferma di ciò un elevato numero di persone chiede continuamente aiuto; non si riesce a relazionarsi con le forze dell’ordine che, molto spesso, troviamo impreparate e limitate nell’azione. Anche la mediazione messa in atto dai professionisti non risulta efficace; il più delle volte le situazioni sono ingestibili, fino alla resa totale del genitore vittima. Auspichiamo, perciò, che questa PAS sia riconosciuta come reato, per tanto sanzionabile e/o punibile penalmente, affinchè si preservi e si garantisca ai minori l’infanzia che gli si deve, libera cioè di vivere nella totale serenità.

L’appello che rivolgo ormai troppo spesso è di smetterla di anteporre sé stessi ai nostri bambini, di quietare i dissapori, perché il più delle volte ciò che noi identifichiamo come giustizia ha nient’altro che l’aspetto di una vile rivalsa. Ciò che sfugge è solo il male che si infligge ai propri figli, ignorando il loro sacro santo diritto ad essere liberi di amare e crescere sia con mamma che con papà, perché ricordate che “cattivo compagno” non è sinonimo di “cattivo genitore”

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