Grazie alla pandemia l’Italia scopre che senza i freni della troppa burocrazia può esibire tutta la sua potenzialità!

Avevamo ancora in mente le immagini della costruzione in Cina, in tempi record, di un nuovo ospedale a Wuhan che subito da Milano (Italia) arriva la risposta e in dieci giorni è stato allestito il nuovo ospedale bei padiglioni fieristici al Portello dando una lezione a tutto il mondo.

Come è stato possibile tutto questo?

Sicuramente grazie a straordinari investimenti economici (frutto di un insieme di 1200 donazioni) ma soprattutto grazie al fatto di aver tolto di mezzo la burocrazia, quella inutile, vero cancro dell’Italia che produce, e aver lasciato PIÙ liberi di agire gli amministratori locali, i dirigenti, gli imprenditori, gli operai.

(Per Burocrazia intendo le decine, se non centinaia di lacci e lacciuoli che portano il nome di leggi, permessi, documenti, comitati e hanno la faccia di stantii burocrati, dirigenti statali, politici da pensione più che di professione)

Molti in Italia a cominciare dagli imprenditori e dai liberi professionisti con partita iva per arrivare ai medici, ricercatori, imprenditori, costruttori, ristoratori negozianti, avvocati, imprese turistiche, insegnanti e via dicendo…, sanno che il problema dello sviluppo economico della nostra Nazione è dovuto, da decenni ormai, al fatto che la Burocrazia blocca il paese!

Questo momento di emergenza nazionale sta dimostrando ancora di più che, senza i lacci della burocrazia e con mirati quanto appropriati investimenti si può: costruire un ospedale in dieci giorni, sperimentare un nuovo farmaco in una settimana, semplificare i tortuosi e oscuri percorsi di autorizzazione di comitati scientifici, saltare farraginosi protocolli scientifici, chiudere o aprire le attività con un decreto.

Non intendo eliminare i dovuti controlli ma razionalizzare gli inutili passaggi che, spesso volutamente per interessi dubbi, ostacolano il procedere delle attività: c’è il sospetto che tanta di tale burocrazia esista proprio per giustificare l’esistenza stessa di certi ruoli.

Mio zio, che con mio padre e mio nonno ha fondato la nostra azienda di famiglia che dal 1951 produce strumentazione scientifica in Italia, mi hanno sempre detto: “Se non ci fosse la burocrazia in Italia torneremmo ad essere i primi al mondo, in tutti i settori, dall’economia allo sport!”.

Per far ripartire l’Italia, domani, dopo la Quarantena, lasciate più liberi gli imprenditori di agire, lasciateli stare, continuate a vivere, se volete, nel vostro castello dorato da casta, ma lasciateci fare il nostro mestiere! Non bloccate con pretesti palesemente illogici ricerche, progetti, idee!

Tantissime aziende in Italia chiudono e aprono altrove anche per questi problemi, la fuga dei cervelli è ancora frequente, molte strutture giacciono abbandonate in attesa di permessi vari che, si è dimostrato, in ventiquattro ore possono essere concessi.

Fare i controlli dovuti è doveroso, insabbiare gli ingranaggi perché non girino facendosi forti di essere gli unici a poter nuovamente lubrificare il meccanismo è delinquenziale oltre che deleterio per il paese.

Lo dico a nome di quelle comunità che sopravvivono con ospedali diroccati attivi in qualche modo accanto a strutture nuove e pronte da aprire ma tenute volutamente ferme, a nome di quei protocolli di ricerca fermi da anni per moduli sbagliati, a nome di quei liberi professionisti che devono anticipare tasse per ricavi che non sanno neanche se riceveranno, di quelle aziende che non investono perché strangolate dai debiti con le banche.

Decine di esempi potrei fare ancora a nome mio, nostro e dei tanti piccoli e medi imprenditori amici e clienti che conosco dalla Lombardia alla Sicilia passando per Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Campania e Lazio.

Lasciateci stare! Lasciateci lavorare!

Burocrati, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti!

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