Il Crocifisso miracoloso che oggi il Papa esporrà per fermare il Coronavirus

IL CROCIFISSO MIRACOLOSO

Il Crocifisso, esposto nella quarta cappella a destra, è stato oggetto di profonda venerazione da parte dei fedeli di Roma sin dal 1519, quando miracolosamente rimase illeso nel grande incendio.

Ad esso, portato processionalmente per tutti i rioni di Roma, venne attribuita la cessazione della peste nel 1522 e da quell’evento prodigioso ebbe origine l’Arciconfraternita del SS.mo Crocifisso.

La miracolosa immagine durante gli Anni Santi viene portata processionalmente alla Basilica Vaticana ed ivi esposta alla venerazione dei fedeli.

Il Crocifisso di San Marcello è stato lungo i secoli oggetto di grande devozione: nel 1522 viene appunto istituita la confraternita denominata “Compagnia dei disciplinati” che nel 1563 fu elevata al grado di arciconfraternita con lo scopo di mantenere viva la venerazione dei Crocifisso con manifestazioni di fede e molteplici opere di carità. Per promuovere la devozione ed il culto al SS. Crocifisso, Papa Benedetto XV, con motu proprio del 1° luglio 1918 eresse la PIA UNIONE PRIMARIA del SS. Crocifisso, con sede nella Chiesa, arricchendola di benefici spirituali. Si propone di promuovere il culto al Mistero della nostra Redenzione partecipandovi con fede e amore; di attingere grazia e misericordia dal Mistero della Passione e Morte di Cristo in favore dei vivi e dei defunti, di onorare Cristo Crocifisso e la Madre nostra la Vergine Addolorata. I fedeli ovunque, specialmente nel Medioevo, hanno sentito la necessità di aggregarsi per motivi di assistenza ai poveri e di culto e pietà, di qui l’origine delle “fraternità” e “confraternite” che hanno raggiunto notevole importanza e sviluppo nei secoli passati. Anche la Confraternita del SS. Crocifisso ha avuto origine da questi motivi ed in più da un fatto, che i cronisti dell’epoca non esitano a definire “miracoloso”. La Chiesa di San Marcello, che per oltre un millennio non aveva subìto danni di particolare entità, improvvisamente nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1519, fu distrutta da un violento incendio. Da notare che nei recenti scavi archeologici sono state rinvenute tracce di diversi incendi rilevabili a diverse quote di profondità. Dalla rovina della Chiesa (crollo del soffitto, abbattimento di colonne, rovine delle navate e cappelle) si salvarono miracolosamente il crocifisso ligneo “antichissimo” che si ergeva sopra l’altare maggiore (secondo l’uso dell’epoca) e la lampada di vetro che gli ardeva davanti. Questo evento miracoloso commosse profondamente i romani, cosicché un folto gruppo di fedeli cominciò a riunirsi in uno degli ambienti del convento adiacente, ove era stata provvisoriamente esposta la venerata effige, dando origine a quel culto speciale che da Roma si diffuse nel mondo e che è ancora vivo. Trascorsi 3 anni dallo straordinario avvenimento, una grave epidemia di peste dilagò in tutta la città. Fu allora che il Cardinale Titolare di S. Marcello, Raimondo Vich, spagnolo, per implorare la divina clemenza, promosse in quell’anno una solenne processione penitenziale alla quale parteciparono tutte le categorie di persone: clero, religiosi, nobili, cavalieri, uomini, donne, vecchi e bambini che «scalzi et coverti di cenere a una et alta voce, interrotta solo da singulti e sospiri, di chi li accompagnava, gridavano “misericordia SS. Crocifisso”». Durante quella processione, durata ben 16 giorni, il SS. Crocifisso fu collocato sopra una macchina portato a spalla per i diversi rioni di Roma e giunse fino alla Basilica di S. Pietro. I cronisti dell’epoca sono concordi nell’affermare che dove passava la processione nei diversi rioni la peste cessava. A seguito di questo secondo miracoloso avvenimento, il Card. Vich e molti nobili romani vennero nella determinazione di fondare una Compagnia intitolata al SS. Crocifisso, che venne poi eretta canonicamente in Confraternita e i suoi statuti approvati da Clemente VII il 28 maggio 1526. Giulio III, nel 1550, confermò gli statuti e concesse il privilegio «di liberare ogni anno nelle feste della Croce (in maggio e settembre) un condannato a morte».

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