Annunciazione e Dantedì: un collegamento “provvidenziale” già spiegatoci nel canto XXXIII del Paradiso

25 marzo 2020, Dantedì e anche … solennità dell’Annunciazione del Signore. E così non vi è giornata migliore per provare a confrontarci con i bellissimi versi che Dante dedica alla Vergine nel XXXIII canto del Paradiso, mettendo in bocca a san Bernardo di Chiaravalle una splendida preghiera.

Il compito non è tra i più facili e oggi per me è una giornata un po’ storta, ma, visto che per tutti l’isolamento comincia a farsi sentire e che non potrebbe esserci giorni migliore per gioire nella Grazia di Dio, ho deciso di di tirare su di morale me e voi.

Questo è, dunque, ciò che Dante fa dire a san Bernardo (con una mia parafrasi di massima):

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ’l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face

di caritate, e giuso, intra ’ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disïanza vuol volar sanz’ ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fïate

liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontate.”

O, Madre Vergine, figlia di tuo figlio,

umile e insieme più nobile di qualunque creatura,

punto fermo nel progetto di Dio,

tu sei colei che ha reso così degna la natura umana

che il Creatore accettò di farsi creatura.

Nel tuo grembo si è riacceso l’amore

che con il suo calore, qui, nella pace eterna,

ha fatto germogliare questo fiore [la Rosa dei beati].

Qui tu sei per gli angeli e i santi una fiaccola di Carità

luminosa come il Sole e sulla Terra, per i mortali

sei una viva fontana di Speranza.

O donna, sei così importante e vali così tanto

che chiunque desideri una grazia senza ricorrere a te

spera che il suo desiderio raggiunga Dio senza ali.

La tua benevolenza non soccorre soltanto

chi chiede, ma molte volte

precede spontaneamente la richiesta.

In te la misericordia, in te la pietà,

in te la munificenza, in te si raccoglie

qualunque buona dote sia nelle creature.

Il canto XXXIII si apre dunque con una lunga preghiera, di cui questo brano è solo una parte e si chiude con l’estatica visione di Dio, una delle più geniali invenzioni letterarie di Dante. Il punto su cui voglio soffermarmi è proprio questo: Dante loda la Vergine prima di mostrarci Dio. Detto così sembra forse un po’ blasfemo, ma facciamo un passo indietro di qualche canto.

Nel canto XXVIII Dante assiste all’ascesa all’Empireo di Cristo e, subito dopo, a quella di Maria e dei beati. La Madonna passa davanti a Dante e Beatrice senza degnarli di uno sguardo, presa com’è a seguire il proprio Figlio.

Quindi Dante ci mostra per la prima volta Maria intenta a fare quello che fanno tutte le mamme: star dietro ai propri figli.

Maria è quella che, nonostante il Figlio in questione avesse già 30 anni, ha avuto per prima il coraggio di dare il via agli eventi che lo avrebbero portato sul Golgota, spronandolo a compiere il primo miracolo a Cana. Maria, però, è anche quella che ha cullato Gesù neonato, che – come ogni mamma – avrà curato con un bacio le prime sbucciature. Anche in Paradiso, dunque, Maria sta silenziosamente un passo dietro suo Figlio e porta con sé tutte le anime verso la Gloria di Dio.

Cominciamo quindi a capire perché Dante ci parli di Maria prima ancora che di Dio. Maria è colei che ha attuato sulla Terra il progetto di Dio, colei che sola, poiché concepita senza peccato, avrebbe potuto accogliere il Salvatore, ma Maria era anche una ragazzina di 14 o 15 anni che ha volontariamente scelto di accettare (altrimenti non avrebbe avuto il libero arbitrio) un compito enorme e, così facendo, ha scelto di farsi rappresentante di tutta l’umanità (l’avvocata nostra).

La Vergine è perciò la creatura più nobile di tutte, quanto di più simile all’umanità nel momento della Creazione, prima del Peccato Originale, e questa è la sua perfezione terrena. Tra le creature celesti, invece, è colei che più di tutte ha mantenuto la sua umanità, nel senso più bello e grande del termine. Perché in Cielo Maria è diventata la Mamma di tutti, quella che ci ascolta e ci conforta, quella che parla di noi al Padre perché ci perdoni e ci aiuti. Dio le ha dato questo ruolo e questo potere: essere la nostra intermediaria, attraverso il Figlio.

Me la vedo, Maria, che ancora sussurra all’orecchio di Cristo, come a Cana, raccontandogli le nostre miserie e, poiché parlare al Figlio equivale a parlare al Padre, ecco che Dio accoglie le sue richieste e i suoi consigli di Madre.

E una Madre così è una vera forza, direbbero i giovani. È una di quelle madri che intuiscono le pene dei figli anche mezz’ora prima che questi trovino il coraggio di parlarne e le pene che deve gestire Maria sono un po’ diverse dalla prima cotta. Eppure lo fa, lo ha fatto e continuerà a farlo perché Maria, prima di tutto è amore materno perfetto e infinito, che non si arrabbia se qualche figlio si allontana, ma lo aspetta paziente per riportarlo al Padre, che aspetta con lei, ma, come tutti i padri, sembra sempre un po’ troppo burbero e inavvicinabile. Certo, rimane una creatura, ma la creatura che ha generato il proprio creatore, che lo ha cresciuto e amato e che, quindi, ancora oggi può permettersi qualcosa di più nei suoi confronti, per aiutare anche noi, figli minori e scapestrati.

Questo è il motivo per cui Dante presenta Maria prima della Trinità. Perché affidarsi a Lei è mezzo sicuro per raggiungere Dio. Perché, se Maria prepara i nostri occhi e apre i nostri cuori, possiamo contemplare rafforzati la grandezza di Dio.

Oggi celebriamo dunque la solennità che ha reso possibile tutto questo, il giorno in cui una ragazzina ignara dei dolori e delle bellezze della vita ha preso sulle proprie spalle il peso del futuro dell’umanità pronunciando la più piccola delle parole: “Sì!”. E ancora una volta ringraziamo anche Dante che, con le sue splendide parole, ci ha permesso di svelare un pezzetto del mistero di Maria.

Che abbiano istituito il Dantedì proprio il 25 marzo sarà certo un caso, ma un provvidenziale caso!      

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