Ernesto Cardenal, prete e poeta fatto popolo

Ieri sera, all’età di 95 anni, è scomparso il sacerdote trappista e poeta nicaraguense padre Ernesto Cardenal. Lo scorso anno Papa Francesco aveva tolto le sanzioni canoniche nei suoi confronti, dopo la sospensione “a divinis” per più di trent’anni a causa della sua militanza politica. Cordoglio della Conferenza episcopale del Nicaragua.

Così inizia l’articolo con cui Vatican News dà notizia della morte di questo tanto discusso sacerdote cattolico nicaraguense, che è entrato alla storia delle fotografie d’epoca per il famoso episodio del “severo rimprovero pubblico di Papa Giovanni Paolo II” all’aeroporto Augusto Cesar Sandino di Managua per la visita apostolica in Nicaragua.

Correva l’anno 1983, in pieno clima di fermento politico e rivoluzionario in tutta l’America Latina. Ernesto Cardenal aveva partecipata attivamente alla Rivoluzione popolare con la letteratura (si contano numerose poesie e libri censurati dalla precedente dittatura), con la pastorale e l’annuncio evangelico nella linea della Teologia della Liberazione e con la militanza politica nelle file sandiniste. 

La notizia della morte di Cardenal è stata comunicata dalla scrittrice nicaraguense, Gioconda Belli, che lo ha definito “un grande poeta”, una vita dedicata propria “alla poesia e alla lotta per la libertà e la giustizia”.

Un anno fa la benedizione di Francesco

Nel febbraio dello scorso anno, il Papa aveva concesso la piena reintegrazione di padre Cardenal, sospeso a divinis più di trent’anni fa a causa della sua militanza politica.

Il sacerdote infatti aveva partecipato come ministro della Cultura (1979-1988) al governo guidato da Daniel Ortega. In ospedale, dove era ricoverato, il sacerdote aveva ricevuto la benedizione di Francesco attraverso il nunzio Waldemar St. Sommertag. La sospensione a divinis era stata accettata da Cardenal, che si era impegnato a non portare mai avanti “alcuna attività pastorale”, abbandonando poi nel tempo ogni impegno politico. Nel 1994, Cardenal lasciò il Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln), criticando quella che interpretò come una deriva autoritaria del partito.

Personalmente voglio dedicare a padre Ernesto, con questo mio articolo, un omaggio di gratitudine, una preghiera da confratello sacerdote più piccolo in età e più piccolo certamente in carità e santità cristiana.

Per molti Cardenal è stato un sovversivo, un comunista che si è servito del Vangelo per seguire ideologie lontane e avverse alla fede cattolica: non entro in merito.

Lascio ogni discussione ad altri, e preferisco guardare ai volti dei bambini che hanno ricevuto da lui sorrisi e carezze, agli ammalati da lui incoraggiati, alle prostitute e ai drogati da lui mai giudicati e sempre accolti, al popolo nel quale egli si è immedesimato e identificato come membro del Corpo di Cristo.

Le sue resistenze al Magistero, la sua caparbietà verso la Sede Apostolica ha già trovato riconciliazione con Papa Francesco. Adesso a noi il testimone di un amore appassionato per il povero reale, per il moribondo che attende la Risurrezione e la Liberazione. Ti saluto padre Ernesto con i tuoi stessi versi poetici, che possano contagiarci di fede incarnata.   

Dietro al monastero, vicino alla strada,
esiste un cimitero di cose consumate,
dove giacciono il ferro arrugginito, pezzi
di stoviglie, tubi spezzati, fili di ferro attorcigliati,
scatole di sigarette vuote, segatura
e zinco, plastica vecchia, copertoni rotti,
che aspettano come noi la resurrezione.

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