Benigni non aveva il diritto di scardinare “l’Unità” de “il Cantico dei Cantici”

Cielo e terra, luce e tenebre, giorno e notte, sole e luna, terra e acque, uomo e donna, Dio e popolo … la Bibbia ha le idee piuttosto chiare su come è fatta la realtà: un delicato e complesso intreccio di relazioni polari, di elementi opposti, che si sostengono tra di loro e si completano reciprocamente, senza confondersi e senza separarsi.

Queste polarità sono, ciascuna a suo modo, riflessi di quella Unità che è fondamento originale, punto profondo e sorgivo di tutta la realtà. 

Se c’è un male, descritto in ogni pagina del testo sacro, è il tentativo di scardinare questa Unità facendola a pezzi, isolando i singoli elementi, smontando le loro relazioni; oppure confondendo i piani, nascondendo degli aspetti … sostituendo a questa Unità che, per Dio, è la misura ultima del bene e del male, una misura del bene e del male decisa dall’uomo o, piuttosto, dal suo mentore ed ispiratore in quest’opera: il demonio

Questo smontaggio e questa confusione  hanno dei nomi precisi: menzogna, dolore, morte, corruzione. 

Per questo motivo è particolarmente fuori posto il tentativo di Benigni di scardinare il testo del Cantico dei Cantici imponendogli una chiave di lettura che non gli appartiene, cioè che “love is love”: un amore in cui prevale solo la dimensione orizzontale e vince la misura dell’uomo.

Ora Benigni per 300.000 euro è ovviamente liberissimo di dire, pensare, fare ed ottenere in mondovisione tutto ciò che vuole tranne una cosa: avere ragione. 

Basta leggere il testo del Cantico dei Cantici per capire, senza bisogno di essere esperti, che ciò che dice il testo è molto diverso da quello che dice lui. Il testo celebra questa Unità, che ha una sorgente “verticale”, in Dio, (altrimenti perché questo testo dovrebbe stare nella Bibbia ?); è all’origine di tutto ed investe tutto e si esprime persino nell’innamoramento e nell’attrattiva carnale tra un uomo ed una donna.

Nel Cantico dei Cantici c’è la bellezza e l’attrattiva dell’eros, certamente: secondo la misura di Dio però, non secondo le confusioni o le dissociazioni dell’uomo. Basta leggere il testo per rendersene conto: non come ha fatto Benigni che ha usato il testo come uno schermo, per proiettarci sopra i propri pensieri …

Giorgio Lavezzari

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