Un Antonio mancato

Spesso i bimbi delle nostre nonne ed i nostri nonni stessi, venivano chiamati con i nomi del santo del giorno, piuttosto che in ordine di successione (mio nonno e suo fratello ad esempio, Primo e Secondo…indovinate chi era il più vecchio..) oppure prendendo il nome dei predecessori più o meno vicini nell’albero genealogico.

Fu così che mio zio, per un giorno, non venne chiamato Antonio.
L’idea fino all’ultimo, mi racconta ancora oggi mia nonna, era quella di chiamarlo Antonio ma poi nacque il 12 giugno, non il 13, giorno dedicato al santo, ed inoltre Antonio sarebbe subito diventato “Toni”, nomignolo di cattivo gusto, a suo avviso, che non si addiceva ad un bimbo appena nato.

Quindi, il 12 giugno 1960, quando nacque mio zio alla fine venne chiamato Lauro.

Qualche tempo più tardi, non avevo ancora un anno quando, un giorno, decisi di andare in braccio a mia nonna. Prima non lo avevo mai fatto. Lei era, e lo è ancora oggi a quasi 92 anni, chiassosa, vivace, espansiva, ed io, probabilmente già allora, preferivo i miei simili, le persone più tranquille. Ma quel giorno acconsentii a farmi prendere fra le sue braccia. Era il 18 luglio del 1977e il tardo pomeriggio di quello stesso giorno, i miei nonni ricevettero la telefonata che nessun genitore vorrebbe mai ricevere. Il loro figlio, mio zio Lauro, era morto, annegato nel lago di Garda dove soggiornava per delle cure termali.

Lui, l’ho saputo dai racconti, non avrebbe voluto andare a Sirmione. Aveva 17 anni e forse l’idea di stare per un periodo prolungato via di casa non gli piaceva. Fatto sta che molti attorno a lui, i genitori, mio padre (suo fratello) ed anche il parroco del nostro paese si dettero da fare per convincerlo. Era per il suo bene, per la sua salute.

Dopo pranzo, quel fatidico lunedì, mio zio decise di immergersi nelle acque del lago e un malore non lo fece più risalire. Lo stesso giorno a chilometri di distanza, dopo pranzo, io, me ne stavo in braccio a mia nonna.

La notizia fu un durissimo colpo per tutto il paese. Al funerale la gente non si contava. Gli amici di mio zio ed il parroco decise di dedicare a mio zio una significativa scultura di Cesare Zancanaro che ancora oggi si trova nel giardino vicino alla chiesa e recita:

“VERSO L’INFINITO AMORE”
LAURO FANTATO
1960 1977

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Mi piace pensare che non sia stata una sterile coincidenza quella di decidere di stare in braccio a mia nonna e che una connessione tra gli eventi, esista. Se penso al mio angelo custode, io penso a mio zio. E mi sento al sicuro.

Mia nonna col tempo ha imparato a convivere con l’assenza e nell’immediato l’aiuto è arrivato dalla dirompente forza della vita: la nascita di mia sorella.
Laura.

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