Film “Che ora è” di Ettore Scola: Il difficile rapporto tra padre e figlio

 

Michele è un giovane laureato in Lettere, di madre napoletana, che si trova momentaneamente a Civitavecchia per adempiere al dovere del servizio militare, ormai verso la conclusione. Timido ed introverso, Michele si autodefinisce spesso “inconcludente”, poco soddisfatto di ciò che ha ottenuto nel corso della sua vita, tanto a livello realizzativo (ancora non ha maturato una vocazione lavorativa), tanto a livello relazionale (ha appena visto frantumarsi una relazione con Gloria, che lo ha lasciato per trasferirsi a Milano con un altro uomo), e non appare per nulla attratto da una prospettiva di vita incline al successo e all’affermazione.

Un giorno giunge a Civitavecchia, per una visita, suo padre, un affermato avvocato romano, decisamente estroverso ed invadente, ma che in quel giorno tenta di riallacciare un qualche rapporto con suo figlio, soprattutto dopo il fallimento del suo matrimonio.

Nelle ore che si susseguono, il padre tenta di riallacciare il rapporto con suo figlio cercando di compensare alla sua assenza con tutta una serie di regali, alcuni molto costosi (una macchina di lusso e un attico nel centro di Roma), ma che in Michele non sortiscono alcun effetto che non fosse una sorta di disagio, imbarazzo, e in alcuni casi addirittura irritazione, tranne che per uno: il vecchio orologio da taschino che apparteneva a suo nonno, macchinista ferroviere.

Il tentativo del padre di riallacciare un rapporto con suo figlio scivola su tutta una serie di domande che più che aprire un dialogo, fanno sprofondare Michele in un imbarazzo che non riesce a nascondere. Dalla battuta sul pesce congelato rivenduto come fresco agli amici pescatori con cui Michele gioca a calcio la domenica, alla domanda grottesca rivolta a Loredana, la ragazza che Michele frequenta da qualche tempo, su come sia suo figlio a letto, il padre dimostra di non avere alcuna sensibilità nei riguardi di suo figlio. Il suo è stato un rapporto che non è mai esistito, e ora vuole solo imporsi

Nello stesso  Michele si sente sopraffatto dall’eccentricità di suo padre, che antepone il successo, la programmazione delle attività, e in questo fugace incontro non riesce ancora a trovare qualcosa che possa realmente creare un qualche legame con quel genitore, tanto efficiente sul piano professionale e sociale, quanto però assente su quello paterno e relazionale. Michele non riesce a vedere nel suo anziano genitore un padre, ma un modello di perfezione schiacciante, molto distante dal suo stile di vita, più semplice e ancorato alle piccole soddisfazioni. Lui non sa qual è il vino migliore da scegliere durante un pranzo o una cena, né tantomeno quale possa essere il locale migliore. Non ha la patente, e in una grande città si sente sperduto. Il mondo di Michele invece è fatto di relazioni semplici, che godono della buona compagnia e delle piccole cose, dai giochi pseudointellettuali con Monaldo, un professore in pensione che incontra in biblioteca, alle partite a pallone la domenica, dal caffè nel bar del Sor Pietro ai sistemi del totocalcio per vincere il tredici e realizzare i sogni dei pescatori del porto. In queste piccole cose Michele si sente libero di esprimersi, di allacciare relazioni sincere e affettuose.

Il confronto con questo mondo fa capire al padre di essere totalmente distante da suo figlio, di non conoscerlo affatto, ma addebita questa sua ignoranza alla sua reticenza. Accusa suo figlio di giudicarlo, di sentirsi superiore nel suo mondo ideale, rispetto al suo, pragmatico e organizzato. Michele ha un progetto di vita ben distante da quello che gli aveva preparato lui: all’attico lussuoso che da su Piazza del Popolo, Michele preferisce Civitavecchia, e ad una vita di successi preparati da suo padre, contrappone il sogno dell’Islanda, paesaggio onirico che scaturisce dalle sue letture. Questo scatena la sua ira, il suo sentirsi estraneo, ed in una furibonda lite gli rivela che sua madre non era la povera vittima che tutti credevano, ma che anch’essa aveva contribuito al fallimento del loro matrimonio, poiché anch’essa lo tradiva ripetutamente. Forse una boutade maldestra per riconquistarsi la pietà del figlio, ma che fallisce miseramente, poiché Michele lo abbandona e va via.

Così l’anziano genitore va in stazione e sale sul treno che lo riporta a Roma. Ma durante l’attesa della partenza, viene nuovamente raggiunto da suo figlio, che si siede nello scompartimento, riprende in mano l’orologio di suo nonno, e inizia con suo padre un vecchio giochetto che gli piaceva fare da bambino: farsi domandare che ora è.

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