Viaggio di ritorno in Cina con i due figli adottivi e la grande sorpresa: riconoscersi da una Croce

Sabato mattina 9 luglio, dopo una settimana in Shanxi a Taiyuan, si rientra finalmente a Pechino in 4 per la restante parte del soggiorno cinese…e della vita.

Carrozza numero 2, posti 17 CDE . Il treno è lunghissimo, affollato di gente; meno male che i posti sono tutti su prenotazione.

E’ un treno veloce che fa solo poche stazioni in 500 km e tocca oltre i 300 km orari.

Carichi come muli da soma di borse, borsoni e due figli di cui uno nel passeggino, intercettiamo la carrozza e saliamo…

Ecco i nostri posti..il lato finestrino è già occupato da una corpulenta signora sulla settantina, circondata da sacchetti vari e da un trolley giallo fosforescente.

Davanti a noi la parete dello scompartimento….Che palle, penso, il posto non è dei migliori, un po’ stretto, con la signora poi a fianco che si è messa forse fin troppo comoda. La signora sta piangendo e saluta commossa qualcuno che non riesco nemmeno ad intravedere dal finestrino, mormorando sommessamente qualcosa nella sua lingua.

Siamo in attesa che il treno parta finalmente con l’incognita del nostro secondogenito, che piccolo e vivace quando si spazientisce mette a dura prova i genitori, strillando come una sirena in piena notte.

Finalmente le porte si chiudono e il treno inizia la sua corsa dapprima molto lentamente e poi raggiungendo una considerevole velocità di crociera.

E’ bello guardare fuori, il paesaggio scorre e lascia intravedere montagne verdissime, villaggi di contadini, perfino quella che mi pare essere una chiesa. Uno scorcio di Cina, che altrimenti con l’aereo non avremmo mai conosciuto …    Poi all’improvviso ecco comparire altissimi gruppi di grattacieli, fabbriche , quartieri nuovi e altri molto fatiscenti, dove le gru e le scavatrici stanno facendo tabula rasa. Le città qui, anche quelle mai sentite prima, hanno come minimo qualche milione di abitanti e un traffico caotico  brulicante di auto: tutto si muove, le persone sono così tante qui in Cina…

La signora al mio fianco, incomincia a guardarsi intorno ed è molto incuriosita dal fatto che due genitori occidentali abbiano due figli con gli occhi a mandorla. Mi parla in cinese e anche se non capisco un accidenti, le spiego con l’aiuto di un traduttore on line che siamo genitori adottivi.  Osserva mio figlio minore e mi fa capire che se è un bambino vivace è anche curioso e intelligente .

Ad un certo punto il piccolo ha fame ( cosa che capita con una frequenza da guinnes dei primati)….

Anche la signora nel frattempo estrae da una delle sue numerose borse, un sacchettino con quello che mi sembrano essere dei biscotti tondi abbastanza sottili, di un impasto quasi rosato, una pesca e una mela, probabilmente tutto il suo pranzo…

Manco a dirlo, l’affamato di turno, già nel frattempo abbondantemente nutrito, vede altro cibo e incomincia a piagnucolare dimenandosi istericamente sul sedile …..

La signora gli allunga un biscotto, poi due che diventano tre …..nel frattempo giunge il primogenito seduto un po’ più in là con il papà…. La signora gentilissima e di buon cuore gli da la mela.

Poi i fanciulli si placano: il piccolo sonnecchia e il grande gioca un po’ con il babbo al cellulare, mentre il viaggio verso Pechino prosegue, intervallato ogni tanto da qualche scambio di frasi tra cinese, italiano ma soprattutto grande gestualità, che supera ogni difficoltà linguistica alla grande. Che bello penso, nonostante si parli due lingue così diverse, abbiamo trovato il modo di chiacchierare e di tenerci compagnia in questo lungo viaggio. La signora è anche molto più serena rispetto alla partenza, sorride, mangia la sua pesca superstite e gli ultimi pochi biscotti avanzati dopo la calata dei miei due figli …

Ad un certo punto mi guarda e vedo i suoi occhi illuminarsi quasi incredula …. Sulle prime non capisco cosa voglia dirmi, il suo fare si fa improvvisamente concitato; ma si, sta proprio indicando il mio collo …. Da sempre quando sono lontano da casa e devo viaggiare (ma non solo) l’unico gioiello che mi piace indossare è una piccola croce in oro bianco e diamanti con catenina sottilissima,  regalo di mio marito.

Lei si china verso le sue borse ed incomincia ad annaspare … ad un certo punto estrae una borsa di plastica, beige chiara con dei disegni e delle scritte: me la mostra. Sopra il disegno e la scritta di una chiesa di Pechino …..

Non ci credo tra tutti i miliardi di cinesi ho trovato una cristiana cattolica come me, dalla altra parte del mondo! Sono felice e sento che l’incontro non è stato casuale. E’ stato un dono, una conoscenza bellissima.

Le ho chiesto se c’erano tanti cattolici a Pechino, e lei mi ha mostrato un lungo elenco di foto e nomi sul suo telefonino..tutti cattolici come lei.

A Pechino siamo scese entrambe, non prima di esserci reciprocamente salutate e strette la mano …. non so neanche il nome di quella signora …: una croce ci ha fatto riconoscere come sorelle in una parte di mondo così affascinante e lontano.

                                                                                                                          Laura Sinelli

collo croce

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