Un giorno di pioggia a New York

Quarantanovesimo film di Woody Allen, l’ennesimo ambientato a New York. Iniziamo dalla sinossi, prima di passare ad altro.

Gatsby ed Ashleigh hanno deciso di trascorrere un fine settimana a New York. Lui è nativo di New York e non vede l’ora di mostrare alla fidanzata la sua città natale e lo charme vintage dei suoi luoghi di predilezione. Lei viene da Tucson, Arizona, e si occupa del giornale della modesta università dove si sono incontrati. Élite urbana e provinciale, Gatsby ed Ashleigh sono complementari tra loro ed innamorati. Ma non basta, soprattutto a New York in un giorno di pioggia che rovescia acqua e destini. “La città ha preso il sopravvento”, confessa Gatsby (Timothée Chalamet) a sua madre, provando a spiegarle il suo rocambolesco soggiorno a New York, un seguito di deragliamenti che lo hanno allontanato dal disegno iniziale: un weekend romantico con Ashleigh (Elle Fanning), che viene come rapita dalla metropoli.

Quell’asserzione avrebbe potuto pronunciarla qualsiasi altro personaggio di Allen, in tantissimi altri suoi film, perché New York nei film del regista è una zona d’intensità che i suoi eroi misurano alla ricerca di un qualcosa che poi immancabilmente arriva. Come se il resto dell’America e del mondo restasse ineluttabilmente esclusa da quella tensione romanzesca.

Ritroviamo in questo film, come in tanti altri precedenti, quella tipica alleniana destrezza dei sensi e delle immagini, delle idee e delle emozioni. Al cuore del film c’è la metropoli, intorno la pioggia (co-protagonista anche in altri film di Allen, come il suo splendido “Midnight in Paris” e poi l’immancabile elegante jazz di Chet Baker. Poi, più o meno c’è sempre qualcosa di autobiografico, di autopsicanalitico nelle opere di Allen, e qui lo riconosciamo dietro la personalità di Gatsby, studente mingherlino che ama solo i vecchi film, i locali rétro, i giorni di pioggia e George Gershwin. Niente nel film andrà come previsto dal protagonista e tutto andrà ineluttabilmente come in un film di Woody Allen.

Le riprese di questo ultimo film di Allen sono terminate due anni fa, nell’autunno 2017, nei giorni in cui spopolava il movimento #MeToo, sull’onda della pubblicazione sul New Yorker di un articolo del figlio di Allen, Ronan Farrow, nel quale diverse attrici accusavano il produttore Harvey Weinstein di molestie e di violenza sessuale. Lo scoperchiamento di tutto quello che si immaginava da sempre ma che si cominciava a sapere, con nomi e cognomi, sui casi di molestie sessuali nel cinema non solo americano, fece riemergere anche le note accuse di violenza rivolte ad Allen dalla figlia adottiva Dylan (risalenti al 1992 e mai sfociate in un’incriminazione), con conseguente decisione del distributore di “Un giorno di pioggia New York”, gli Amazon Studios, di cancellare l’uscita del film e annullare il contratto che lo legava al regista. Tanto che negli USA non escono più i film di Allen e di Polanski (invischiato in svariati casi di pedofilia). Mentre negli States è ancora in corso una causa tra il regista e chi ha la possibilità legale di non far uscire il film in America, nel frattempo si è finalmente sbloccata la situazione con altri Paesi, in cui il film è appena uscito: oltre all’Italia, l’Olanda, la Francia, il Belgio, la Slovacchia, la Spagna, il Portogallo, e non abbiamo notizia di altri, anche se è possibile che ce ne siano altri che si siano aggiunti o si stiano per aggiungere.

Ultime annotazioni che riteniamo di dover dare ai lettori sul film. Intanto, esordisce in un lungometraggio la giovane cantante di enorme successo internazionale Selena Gomez. Poi, un po’ di orgoglio italiano. La scenografia di Santo Loquasto (italo-americano con già tre nomination agli Oscar e sempre per film di Allen) e la fotografia di Vittorio Storaro (romano, 79enne, vincitore di ben tre premi Oscar: per “Apocalypse Now”, “Reds” e “L’ultimo imperatore”) rendono splendidamente i luoghi già magici del film.

Un film di Woody Allen, con Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Diego Luna.
Titolo originale “A Rainy Day in New York” (USA, 2019)

Franco Baccarini
Agenzia di Stampa PressItalia

© Press Italia 2019

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