Un anno dopo il terremoto a Pescara del Tronto, il ricordo di uno dei primi soccorritori

Un anno dopo. I pensieri sono rimasti confusi ed ormai è giusto che rimangano così . Notte, buio, Trema…. Buio totale blackout. Dobbiamo partire, organizziamo il rendez-vous.
Mia moglie con nostro figlio dentro è scossa ma cosciente, tutto il paese è sotto le mura.
Seconda scossa, mi assicuro che tutti, cani compresi siano al sicuro, un bacio alla mamma uno alla pancia e si parte. Il cambio delle squadre in corsa per meglio assortirle. L’arrivo a Pretare, l’arrivo a Pescara del Tronto.

Gianluca mettiamo il casco

Le ultime parole che ci siamo scambiati.

Poi solo urla, polvere e silenzio.

Ci troviamo subito scaraventati insieme a 3 volontari della Croce Verde e ad un paio di Forestali dentro un buco.

È vivo!

Lo tiriamo fuori!

Mattia è vivo.

Mattia.

Neanche il tempo di tirare un sospiro ed ecco a tirar corde per rendere accessibili zone per scavare.

Per il resto della giornata non avrò più sospiri di sollievo ma solo sussulti.

Gli occhi bassi per conservare i ricordi.

No, non quelli odierni.

Quelli passati, le mie montagne come erano, i nostri paesi.

Mattia.

Ti parlerò di tutto il bello, di Arquata ed Amatrice, del Vettore e dell’Infernaccio dei laghi che non c’erano e quelli che quest’anno si sono intristiti.

Ti racconterò di una storia in più, una storia triste ma pur sempre nostra.

Di quel nome che non ha nessuno in famiglia ma che ti lega indissolubilmente alla nostra terra.

Niko Orsini

parchetto

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