Se andassimo al lavoro con la stessa gioia con la quale i bambini vanno a scuola…

Spesso mi capita di accompagnare mio figlio Paolo a scuola, in prima elementare. Quei dodici minuti di strada li percorriamo, come anche già raccontato qui su IlCentuplo.it, giocando, cantando o ripassando, casualmente, quello che ha imparato.

Arriviamo davanti alla scuola, saliamo le scale che portano all’atrio, salutiamo tutti e da tutti siamo riconosciuti e salutati e poi il bidello (o la bidella) si avvicinano alla porta a vetri, la aprono, tornando indietro e alle 8.30 precisi suonano la campanella.

Qui inizia il bello: velocemente bacio Paolo (baso baso), lui ricambia e scatta di corsa, all’unisono, assieme a tutti gli altri per salire la prima rampa di scale, poi si volta, per l’ultimo cenno con la mano, prima di riprendere a correre urlando tra le urla felici di tutti i suoi compagnetti.

Io mi scosto leggermente per osservare tutto questo e, dopo neanche un minuto, lo scenario cambia. Genitori e nonni o baby sitters abbandonano il luogo della gioia e ridiventano cupi (spesso e non sempre, alcuni e non tutti) già immersi dal primo gradino in discesa, nel mondo reale che lì fuori li aspetta, a cominciare dai problemi di lavoro che da lì a poco dovranno necessariamente affrontare.

 

Guardo questi bambini correre felici al suono della campanella e mi domando come sarebbe migliore il nostro mondo, quello di noi adulti, se pure noi andassimo in ufficio con anche solo la metà della loro gioia, del loro entusiasmo, della voglia di fare, di scoprire.

Non so se risolleveremmo il Pil dell’Italia ma sicuramente faremmo del nostro mondo, e del nostro luogo di lavoro, un posto più felice e produttivo.

by chopra center

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