Quando hai tanti figli e ti chiedono: ma li portate tutti in vacanza?

“Quanti figli hai?”

Oh, mamma, che domanda difficile.

Allora, facciamo due conti, ci sono Ester e Dimitri, turbolenti gemelli di otto anni. Su di loro non ci sono dubbi, titolarità al 100%.

E poi? E poi gli altri, i bambini in transito…

Nadia è arrivata a Malpensa da Kharkov via Kiev, sei anni fa, con uno zaino piccolo piccolo e due enormi occhi azzurri.

Aveva 15 anni, un’adolescente chiusa e un po’ eccentrica con una passione smodata per il peperoncino e le scene splatter di CSI e Bones.

A.L. è arrivata invece in pullman, stravolta dopo una trentina di ore di viaggio dalla Romania, tredicenne mora e sportiva ma con un debole per “Febbre d’Amore”.

D. è arrivato anche lui in aereo, otto anni, bielorusso, innamorato delle scale mobili da fare al contrario in onore del suo supereroe preferito Spiderman.

Con loro come la mettiamo?Figli per un’estate o da sei anni, un tempo scandito da partenze e arrivi, contatti Facebook e Skype, mesi di separazione che sembrano non passare mai e mesi insieme (quattro) che volano via. Una doccia scozzese per tutta la famiglia, la parte che viaggia e la parte che rimane ad aspettare.

Accogliere temporaneamente bambini e ragazzi provenienti dagli istituti per minori dell’Europa dell’Est è una sfida a tutti i livelli.

Culturale, prima di tutto. Perché all’inizio c’è l’ostacolo della lingua e delle abitudini diverse, basti pensare a quelle alimentari…. Con Nadia che divorava salame piccante alle 7 del mattino (ma si è convertita quasi subito ai cornetti alla crema) e A.L. che condiva con lo zucchero la pasta in bianco, con grande scandalo di Ester e ghiotta curiosità di Dimitri.

E poi creativa perché si tratta di costruire giorno per giorno una nuova identità comune e un nuovo equilibrio in cui ciascuno abbia un posto sufficientemente comodo. Diventare una sola famiglia con chi l’idea di famiglia non ce l’ha. E magari prende possesso del divano sloggiando in malo modo i piccoli di casa o preleva dalla dispensa Nutella e ghiottonerie per nasconderle sotto il letto, come si fa negli orfanotrofi….E ogni volta a riprendere, spiegare, rassicurare che in una famiglia tutto è per tutti e non c’è bisogno di lottare per la sopravvivenza né di accaparrarsi niente.

L’avventura è cominciata nel 2011, quando i gemelli avevano due anni e quattro mesi, nel pieno di quella fase nota come “spannolinamento” che, soprattutto quando è doppio, non è propriamente una passeggiata di relax ma tant’è. Siamo andati al mare tutti insieme.

“Ma quanti figli…?” “Tutti fratelli?”…”Oh, ma in quanti siete?”

E poi, dopo le spiegazioni, lo scetticismo: “Ma con tutti i bambini italiani…” “E poi tornano in Istituto?Non è peggio?”…

Ho lavorato anni nelle comunità per minori in Italia e, grazie alle suore Calasanziane, anche in Romania. Porto da sempre nel cuore la situazione dei “Bambini dell’Est” (infatti così si chiama l’Associazione che ci ha portato Nadia) neanche lontanamente paragonabile ai bambini italiani, seppure allontanati da casa, e sono fermamente convinta che un’esperienza di famiglia, anche se purtroppo è solo temporanea sia meglio di niente. Si soffre per il distacco, è vero, si soffre per il rientro, ma solo così nell’esistenza grigia di questi bambini e ragazzi, non adottabili per tanti motivi, può nascere un seme di speranza. La speranza che esiste altro dall’istituto, la speranza che a qualcuno, da qualche parte del mondo, importa di loro, la speranza che se si impegneranno potranno costruire qualcosa di buono. Ho visto riaccendersi i loro occhi a poco a poco, dopo l’arrivo e non spegnersi più.

E poi ancora: “Ma ti pagano?” Assolutamente no. Muto stupore.

“ E li portate anche in vacanza?” Nooooo, li lasciamo a casa con acqua e croccantini.

“E i tuoi figli?” Ester e Dimitri? Hanno imparato a dividere spazi (per la cronaca, abitiamo in un trilocale con un solo bagno), affetti e oggetti con chi arriva, senza troppi distinguo.

Per il resto sono bambini assolutamente normali, che litigano, fanno i capricci e rompono le scatole come tutti  gli altri. Sono anche molto bravi a dribblare le domande difficili: “Nadia è tua sorella?” “Più o meno”….”Perché A.L. non sta sempre con voi?” “Non lo so ma quando parte torna sempre”

Ogni tanto qualcuno apprezza: “Ma siete braviiiissssimi” “Una famiglia speciale”

Spiacente, no. Niente Mulino Bianco. Ci sono state e ci sono difficoltà e incomprensioni, perdiamo tutti la pazienza, ci arrabbiamo per le scarpe che si accumulano in corridoio, per il possesso del telecomando (Un telegiornale, dico, uno soltanto), le forchette che continuano a cadere dal tavolo…C’è solo la voglia di rimettersi in gioco e di ricucire dopo ogni strappo e di andare avanti comunque in una scelta di accoglienza temporanea, che non si sa quanto durerà né dove porterà.

D. è ritornato a casa da sua madre che adesso ha un nuovo marito. Le ha parlato di noi e mi ha voluto parlare al telefono in italo-russo. Ho capito solo due parole”Molto grazia”.

A.L. a sedici anni si è fidanzata, a diciotto si è sposata e a febbraio scorso, appena compiti di 19, ha dato alla luce una splendida bambina di cui ci manda foto e video su Facebook. A.L. è entrata in orfanotrofio a otto mesi. La ninna nanna che canta alla sua bambina è la stessa che cantavo io ai gemelli, in italiano. Non ne conosce altre.

Nadia è ancora con noi, studia da sarta e snobba i baldi giovani folgorati dai suoi grandi occhi blu e dai suoi lunghi capelli biondi.

Quanti figli ho? Fate voi. In fondo la risposta non è tanto importante.

di Michelangela Barba

barba

 

4 comments

  • Elena

    Mi hai commosso. Quanto amore nel tuo racconto. Complimenti, per il coraggio, per la voglia, la determinazione e l’amore che portate per questi figli vostri ma comunque figli del mondo.

  • Annalisa

    Grande Michelangela!

  • Mariella governo

    Che bel pezzo cara Michelangela. Quanto amore e accoglienza si percepisce, e io ricordo Nadietta sette anni fa un Natale a Lubotina. Un po’ triste e sola perché i compagni erano partiti per l’Italia. Io ero lì perché vasia non aveva potuto viaggiare per problemi ai documenti. Arrivo’ nadietta a salutarci nell’ufficio di Nadia con dei regali di carta fatti da lei. Con gli occhi così grandi e belli mi chiese una famiglia anche per lei 🙂 sono felice che abbia trovato voi

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