La serranda del negozio è chiusa: Nando si è impiccato

Torniamo a Roma soffocati dal caldo: 34 gradi e dobbiamo prepararci per il battesimo di Maria Lucia.

In quartiere però la voce si è già sparsa: Nando, er macellaro, è morto, anzi, si è suicidato, anzi, si è impiccato, sabato scorso.

Il quartiere è in silenzio da giorni: quel verbo è difficile da declinare sulle nostre labbra, nella nostra mente.

Nando lo conoscevamo tutti, noi vi abbiamo vissuto di fronte per 12 anni prima di allontanarci di 200 metri.

In questi anni il nostro dialogo è stato, oltre ai saluti: “Posso lasciare l’auto davanti al cancello” mi chiedeva quando non trovava posto e io a lui invece chiedevo spesso mezzo kg di arrosto misto, quello buono, quello che piace ai bambini.

Tutto con semplicità, con cordialità.

Certo, non ho instaurato nel tempo un rapporto di amicizia e fiducia come con altri negozianti, però Nando c’era, con la sua carne buona, con le sue serrande sempre aperte: era una presenza delle tante che arricchiscono il nostro quartiere.

Mia moglie lo ha visto un po’ giù, ultimamente, depresso, si dice e chissà in quanti ce ne siamo accorti ma forse nessuno di noi ha trovato la forza per andare oltre al “come va?” e capire che cosa realmente covava, pronto ad esplodere, nella sua di carne, nella sua di anima.

Oggi le serrande sono chiuse e si stanno riempiendo di fiori. A volte è meglio essere “impiccioni”, fare una domanda in più, interessarsi anche “dei fatti degli altri” perché uno sguardo più profondo forse, avrebbe aiutato Nando a buttare fuori quello che aveva dentro.

Ci sentiamo tutti così, oggi, un po’ abbandonati e un po’ “colpevoli” e ci terremo dentro per sempre quella domanda: abbiamo fatto il possibile per aiutarlo?

Addio, riposa in pace Nando, pregheremo per te

 nando

One comment

  • Simonetta

    Sai Giorgio, siamo così preoccupati da noi stessi e da i problemi lontani e mondiali che facciamo fatica a riconoscere il nostro prossimo in chi ci sta accanto. Abbiamo talmente tanti problemi che non «ci va di sapere quelli degli altri». Hai ragione dovremmo essere «più impiccioni» ma nel senso giusto… non pettegoli, ma più empatici. Mi spiace per Nando…so come ci si sente quando il cancro della depressione ti divora l’anima.

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