Inaccettabile l’uso della parola “mongoloide” anche se a dirla è Marco Travaglio

Paolo Virgilio Grillo presidente AIPD: “Gentile dottor Travaglio, vorrei entrare nel merito delle sue considerazioni per farle capire meglio la nostra indignazione. Il problema a mio avviso è nell’uso stesso della parola “mongoloide”, cosi come di “handicappato” o “ritardato mentale” a prescindere dal loro contesto. Sono parole che venivano ampiamente utilizzate fino agli anni ’80, ma da allora lunga strada è stata percorsa perché potessero essere utilizzati termini nuovi, piu’ autenticamente legati alla condizione e rispettosi della dignità delle persone che cosí venivano definite. Il loro uso infatti, e lei lo dimostra oggi, è nel tempo diventato un insulto sinonimo di totale e assoluta incapacità di comprendere. Ma oggi le persone con sD hanno dimostrato di avere capacita’ e di poter avere un ruolo nella nostra società se se ne da’ loro l’opportunità.Questo è il motivo per cui – pur sembrando una questione di lana caprina – ieri il telefono dell’associazione ha suonato tutto il pomeriggio con soci indignati dall’uso pubblico di “mongoloide”, un termine che è indissolubilmente legato ai tratti somatici dei nostri figli è che non vorremmo sentire ne’ in strada ne’ ancor più sui media. Lei è un giornalista, direttore di una testata, opinionista di alto livello: in bocca a lei “mongoloide” pesa come il piombo.

Spesso atti di bullismo sui nostri figli iniziano con insulti del genere, capisce bene quindi che la forma diventa, in alcuni casi, sostanza.

Credo che sia un problema deontologico: chiamare “mongoloide” qualcuno vuol dire ledere l’immagine e la dignità delle persone con sindrome di Down e le loro famiglie, cosa che – ne sono certo – non aveva alcun desiderio né intenzione di fare.

Sperando di avere spiegato il nostro punto di vista nel modo più chiaro possibile le rinnovo il ringraziamento per le sue scuse e la invito a venirci a trovare, per conoscere altre persone, oltre ai suoi amici, con sindrome di Down e scoprire così che l’assioma down-imbecille non è così reale come la gente crede. Ci auguriamo che in futuro lei ci aiuti a portare una cultura nuova nelle case degli italiani dove rispetto e tolleranza abbiano spazio più degli insulti.

Marta Rovagna
Ufficio Stampa Associazione Italiana Persone Down
06.3723909 – 339.14.98.865
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