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Il sacrosanto diritto alla libertà d’espressione

Come tutti ben sanno, la scorsa settimana l’Associazione Pro Vita ha chiesto l’autorizzazione al Comune di Roma per l’affissione di un manifesto in Via Gregorio VII, a due passi dalla Basilica di San Pietro. Il cartellone riportava l’immagine di un feto di 11 settimane e alcune scritte, che dicevano: “Tu eri così a 11 settimane: tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già alla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito“.

Il 2018 è anche l’anno del quarantennale della Legge 194 che regola l’interruzione volontaria della gravidanza in Italia. L’Associazione Pro Vita in questo caso non ha voluto fare altro che riportare un dato di fatto sull’evoluzione del feto nel grembo materno. La “natura” non si piega ai desideri delle persone, piccole o grandi che siano, la “vita” ha un inizio ed una fine e non inizia dopo un periodo di 9 mesi trascorsi nella pancia di una donna, ma inizia almeno “al momento dell’impianto dell’embrione nell’endometrio della parete uterina” (tra 1^ e 2^ settimana), ed a partire dalla 8^ settimana si parla già di feto (mentre nel 1978 si parlava di feto dopo i 3 mesi), oggi è proprio la scienza a dimostrare che dopo 56 giorni l’embrione è dotato di tutti gli organi vitali.

Immediatamente sono scattate le polemiche, tra le quali vigorosa è stata quella della senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria della Legge sulle Unioni Civili in Italia. In un tweet ha sostenuto: “È vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne“, accompagnato dall’hastag #rimozionesubito.

Fermo restando che il contenuto del manifesto corrisponde al vero (io stesso posso confermare quanto riportato dall’esperienza personale, avendo seguito la gravidanza di mia moglie e le sue visite ginecologiche, e posso testimoniare che all’inizio del secondo mese il cuoricino di mia figlia già batteva come un tamburo e custodiamo un’ecografia del terzo mese in cui si succhiava il ditino), resto interdetto e basito di fronte a tanta sfacciataggine. Non nego a nessuno il sacrosanto diritto di un punto di vista diverso (anche se qui parliamo del diritto alla vita umana, di cui spesso ci si dimentica il valore), né tanto meno nego il sacrosanto diritto ad esprimerlo, e pertanto sono dell’idea che tale rispetto debba essere riconosciuto anche a chi, diversamente dalla senatrice, voglia dire la sua su un argomento così delicato. E se Monica Cirinnà trova offensivo per una donna ricordare che il cuore del suo bambino (si, bambino, cara Manuela Campitelli del Fatto Quotiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/06/manifesto-provita-roma-cosa-cera-di-grave-in-quel-poster-antiabortista/4276135/) batta già dalla terza settimana, io trovo ancora più offensivo che una senatrice della Repubblica inviti alla censura dimenticandosi dell’esistenza dell’Articolo 21 della Costituzione che dice testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. E se è giusto difendere una legge come la 194 (non sarebbe proibito comunque discuterla, visto che qui sarebbe in vigore un Regime Democratico), lo è ancora di più difendere un sacrosanto dettato costituzionale. Ma a quanto pare viviamo in una società dove i diritti si riconoscono a tematiche e a “simpatia”, dove tutti sono uguali, ma c’è sempre chi è “più uguale” dell’altro.

Come cittadino chiedo alla senatrice Cirinnà il rispetto della libertà d’espressione tipica di uno Stato Democratico, il rispetto dei diversi punti di vista. Non si tratta di una pretesa: è un suo dovere, visto che è un parlamentare della Repubblica. Al Sindaco Virginia Raggi, tanto solerte nell’avvio delle indagini (su cosa poi?) e sulla rimozione, ricorderei lo stato di degrado in cui versa la città che amministra, e che probabilmente tale solerzia andrebbe intensificata in ben altre priorità. Non è l’Associazione Pro Vita che lo chiede: è la Costituzione sulla quale avete giurato!

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