“Il rock è salvezza dell’anima”. Il concerto di Bruce Springsteen al Circo Massimo

Per i trentacinque anni dalla pubblicazione di The river, lo scorso novembre Bruce Springsteen ha pubblicato il box celebrativo The ties that blind, contenente il doppio cd rimasterizzato del leggendario album del 1980, un secondo cd con la versione singola del disco, ossia l’idea originaria che Bruce aveva di quel disco, e un cd contentente outtake e rarità, oltre al doppio dvd di un concerto a Tempe, e il documentario in cui racconta la genesi quel disco. Contestualmente Bruce annuncia un tour celebrativo di quel disco, con l’idea di risuonarlo integralmente.

Per l’Italia vengono annunciate due tappe: Milano e Roma. Per Milano la tappa non può che prevedere un suo tempio indiscusso: lo Stadio San Siro, che lo vide per primo ospitare il Boss nel leggendario concerto del 1985, per poi ospitarlo ben altre volte, nel 2003, nel 2008, nel 2012. E per ognuna di queste volte il Boss ha sempre ricambiato con spettacoli indimenticabili.

Per Roma invece Bruce ha indicato una preferenza ben precisa: quella di suonare al Circo Massimo. Il Boss si dice affascinato da un luogo carico di storia e di mistero, e pertanto sarebbe stato riduttivo portare la sua musica in uno stadio moderno. La musica di Bruce Sprinsteen non è solo intrattenimento, ma qualcosa di superiore, per la quale conta l’esperienza di vita. A molti la sua musica ha letteralmente “salvato la vita”, come sostenne Clarence Clemons in una vecchia intervista.

Il Boss non solo non ha deluso le aspettative. Le sessantamila persone presenti al Circo Massimo hanno partecipato ad un concerto che ha celebrato la vita, al termine di una settimana pervasa dal dolore e dalla violenza, tra incidenti ferroviari in Puglia, attentati in Francia, e tantati golpe in Turchia. In un periodo in cui sembra prevalere la logica del dolore, la musica ha ancora una volta ribadito il valore della vita, della speranza!

Bruce ha aperto il concerto sulle note di C’era una volta il west di Ennio Morricone (uno dei suoi artisti più amati di sempre!), per poi suonare la bellissima New York City Serenade, una romantica ballata presa dal suo secondo album, The wild, the innocent & the E street shuffle. La canzone è stata impreziosita dagli archi dell’Orchestra Roma Sinfonietta. Dopodiché si è rivolto al pubblico dicendo: “Che bello essere nella città più bella del mondo, al Circo Massimo. DAJE ROMA!!!”. E parte esplosiva Badlands col pubblico in visibilio! Da lì in poi una serie di canzoni per una festa del rock, ripercorrendo The river, e poi dando spazio a canzoni suggerite dal pubblico (come Summertime blues, Detroit Medley, una scarna e acustica The ghost of Tom Joad e Tougher than the rest, cantata in coppia con sua moglie Patti Scialfa), vecchi inni e cavalli di battaglia (The promised land, Working on the highway, Bobby Jean, Born in the U.S.A., Dancing in the dark, sulla quale ha fatto salire alcune persone sul palco a ballare con la band, compreso un ragazzino tredicenne che ha suonato la batteria con Max, e una signora sessantacinquenne che gli ha dato un cartellone con su scritto “Danza con me prima che sia troppo tardi”, con accanto un manifesto funebre). Momenti intensissimi con la dolcissima ballata soul Drive all night, o la sempiterna Because the night, il pezzo scritto per Patti Smith, sulla quale Nils Lofgren ha offerto un assolo semplicemente spettacolare, e la dedica alle vittime di Nizza in Land of hope and dreams.

C’è anche il momento degli omaggi, come quello implicito a Clarence Clemons su Jungleland, con Jake (il nipote del grande sassofonista deceduto nel 2010) che onora il momento dell’assolo con grande sensibilità. Al termine dell’assolo Bruce si emozione e abbraccia Jake. Quell’assolo era Clarence, il Big Man! E quell’omaggio torna con Tenth avenue freeze-out, con le immagini di Clarence Clemons e Danny Federici (il tastierista della E Street Band deceduto nel 2007) che scorrono sui maxischermi.

C’è tempo per la festa interminabile della cover di Shout degli Isley Brothers, e alla fine, quando la E Street Band lascia il palco, Bruce resta solo col suo pubblico per una solitaria, acustica, minimale Thunder Road.

Quattro ore di concerto. Quattro ore di grande musica. Quattro ore di sorrisi, abbracci, lacrime. La musica ha unito nuovamente ridabito la grandezza della vita. La musica ha nuovamente riacceso nei cuori la fiamma della speranza. La musica ha nuovamente salvato le nostre vite!

 

The river tour

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