“Il lavoro non deve dominarci, niente deve dominarci, nemmeno la malattia”: l’ultimo “servizio” di Letizia Leviti

Letizia Leviti, collega giornalista Sky, è morta a 45 anni nel pieno della vita, nel pieno della carriera, nel pieno dell’amore di Dio. Ecco il suo ultimo “servizio” audio lasciato ai suoi figli ma soprattutto ai suoi colleghi e quindi, tramite loro, a tutti noi.

«Siamo in onda? Mi ascoltate? Accidenti, non avrei voluto, pensavo di farcela come tante altre volte e invece la vita non la decidiamo noi. Volevo salutarvi con questo messaggio, ringraziarvi e lasciarvi così: un po’ di me. E’ andata così.

E’ andata così, non tornerò più lì, da tanto tempo non ci sono e mi siete mancati molto, il lavoro mi è mancato molto, il lavoro per me è stato una fonte di vita, il nostro lavoro è verità, deve esserlo. Abbiamo un debito verso i telespettatori, dobbiamo non accontentarli, dobbiamo dire la verità.

Ci credono a quello che noi diciamo, noi dobbiamo essere onesti intellettualmente, sempre. Questo penso e questo è sempre quello che ho pensato e spero che tutti voi e credo che tutti voi, pensiate la stessa cosa.

Io non sono contenta che sia finita così però ringrazio Dio perché dalla vita ho avuto veramente tutto, tutto quello che potevo desiderare, anche di più forse, anzi senza “forse”: di più.

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E volevo dirvi una cosa molto importante, molto importante a cui già sarete arrivati però non si sa mai. E’ molto importante riconoscere le cose più importanti della propria vita. Non trascurate mai le vostre famiglie, neanche per il lavoro: il lavoro non deve dominarci, niente deve dominarci, nemmeno la malattia. E’ importante saper amare, la propria famiglia, il proprio lavoro, i propri amici e nemici. Arrabbiarsi, ma amare. La forza della vita, il senso della vita è solo l’amore, l’amore è quello che spinge a fare le cose migliori nel corso della vita. E quando succede una cosa come quella accaduta a me è bello sentirsi pieni, sentirsi sereni, in pace col mondo, sentire che di aver fatto quello che si voleva fare con sincerità, anche pagando un prezzo.

Un prezzo che non è mai troppo alto, nei confronti poi del fatto che la vita che è vera, è vissuta, è successo tante volte a me di pensare che “la vita sta finendo” ma è successo anche di pensare “che bella questa vita”, fino alla fine l’ho pensato. Ho pregato perché stessi qui, con i miei bambini, con mio marito, con la mia mamma, con il mio mondo.

Ma non sono arrabbiata, ognuno di noi ha un destino, un percorso. Si vede che il mio cerchio doveva chiudersi così, però ricordatevi queste parole: sono importanti. Se al termine della vita, una persona si accorge di aver sbagliato, di non aver fatto quel che avrebbe desiderato, voluto, di non aver amato, io credo che una malattia e poi l’esito di questa malattia sia affrontato con molta angoscia. Io ho avuto angoscia solo all’idea di lasciare i miei bambini, mio marito, mia mamma, la mia famiglia. Solo per loro, non per me. Io ho avuto tutto e ringrazio Dio per tutto quello che mi ha dato.

Questo messaggio non so se può servirvi. Però pensateci, perché è molto importante. Bisogna pensarci quando si ha tempo, per pensarci.

Io vi abbraccio, perché noi siamo deliranti, siamo bravi. Abbiamo fatto crescere questo canale nel quale ho sempre creduto così tanto. Volevo ringraziare tutti, per la vicinanza e l’affetto di questo periodo, di prima e di tutto.

Non ho tanta voglia di andarmene, quindi secondo me ruzzolerò da qualche pagina, qualche giornale, qualche notizia bizzarra. Un abbraccio grande a tutti.»

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