Il bambino nella scatola di scarpe

Mi succede spesso di usare scatole grandi o piccole, belle o brutte per riporre cose  che voglio conservare o preservare: articoli, lettere, foto ma anche oggetti. Tutte cose dalle quali faccio fatica a separarmi e alle quali, per qualche motivo tengo particolarmente.

E’ forse per questo che la notizia letta stamane di un neonato abbandonato, ritrovato poi in una scatola nell’androne di un vecchio palazzo genovese mi ha così tanto colpito! Negli ultimi tempi di bambini abbandonati, purtroppo spesso in cassonetti o al ciglio di strade periferiche, si sente continuamente parlare  ma il gesto di questa giovane mamma non mi sembrava uguale agli altri. Mi ha fatto pensare alla  compassionevole volontà di preservare nonostante tutto, nonostante la disperazione, la paura della madre che non sapeva nulla della  gravidanza, del panico per ciò che le stava accadendo, di preservare dicevo, suo figlio dalla morte. Come a volerlo mantenere ancora un poco dentro di se in attesa di trovare il coraggio… Una volontà che sono sicura alberga in fondo ad ogni donna che abbandona il proprio figlio dopo averlo portato in grembo per nove mesi e alla quale  non si riesce a dare voce o forma.

Questa volta si è trattato di una storia a lieto fine: la ragazza accompagnata proprio da quella madre che aveva tanto temuto, si è presentata in ospedale a reclamare il suo bimbo! Un destino che purtroppo molti non ce la fanno a condividere…

Benvenuti dunque! Al piccolo “naufrago” arrivato a riva sano e salvo;  e benvenuta anche alla  giovane mamma, che ha ritrovato quel senso e quell’orizzonte di vita che tanto spesso si finisce per smarrire  nelle tempeste esistenziali.

Raffaella Cianfrocca

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