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I cinquant’anni del Divin Codino: Auguri Roberto Baggio!

Per quelli della mia generazione Roberto Baggio è stata una specie di rivelazione, ed in particolare per me. Lui è stato il mio primo vero idolo calcistico (secondo solo ad Alessandro Del Piero, un altro grandissimo signore del calcio italiano). Quando ero bambino, ai tempi di Italia ’90, ricordo che mio padre mi comprò il suo poster ed io lo affissi nella stanza dove avevo tutti i miei giochi. Quando giocavo a pallone con gli altri bambini, un po’ mi rifacevo a lui. Ricordo tutto il trambusto che scoppiò quando lui decise di trasferirsi dalla Fiorentina alla Juventus, e di come i tifosi viola avessero vissuto quel passaggio come una sorta di tradimento. E probabilmente la loro rabbia e frustrazione per il “tradimento” fu ripagata da una stagione juventina particolarmente deludente, con i bianconeri guidati da un impacciato Gigi Maifredi. Ricordo il suo Pallone d’oro nel 1993, il terzo vinto da un italiano (prima di lui solo Rivera e Rossi, e dopo di lui solo Cannavaro), e lo vinse in una Juventus ormai abituata al secondo posto in classifica o al massimo alla Coppa Uefa, magra consolazione rispetto ad un Milan schiacciasassi. Ma per un giovanissimo tifoso bianconero, vedere la propria squadra trionfare grazie al suo piccolo grande eroe contro il Borussia Dortumund valeva più di dieci Champions League!

E poi mi ricordo USA ’94, e di come riuscì a portarci, lui da solo, in finale, nonostante i dissidi e le incomprensioni con Sacchi (chi se la scorda più quell’Italia – Norvegia, col Ct che decide la sua fuoriuscita dal campo dopo l’espulsione di Pagliuca, e Baggio che dice tra i denti: “Ma questo è matto!”), e quel maledetto rigore: il pallone sopra la traversa, lui che abbassa il capo con delusione e gran dignità, e Pizzul che laconico dice: “Alto! Il campionato del mondo finisce qui. Lo vince il Brasile”. E tu che, adolescente, ti ritrovi a pensare che alle volte il destino è proprio beffardo!

Ricordo la rabbia e la delusione quando decise di lasciare la Juventus per andare al Milan: fu per me peggio di un tradimento, soprattutto quando la sera del Trofeo Berlusconi, ai giornalisti che gli chiedevano come si sentisse in maglia rossonera, lui rispose: “Beh, mi dona!”. Fu lì che riuscì a capire finalmente i tifosi viola e la loro frustrazione cinque anni prima. Però all’epoca ero solo un ragazzino, non potevo capire! Poi il tempo ha saputo spiegare anche quelle scelte… Perché certi campioni non sono patrimonio di una sola squadra, ma riescono ad entrare nel cuore di chiunque, e di conseguenza ad unire chiunque sotto un’unica bandiera, quella dello sport. E certi campioni non abbassano mai il capo di fronte alla prepotenza del potere, e quindi capiscono quando è ora di cambiare aria!

Baggio non è stato uno che ha vinto molto in carriera: non ha mai vinto il mondiale, lui che amava la maglia azzurra tanto da accettare di andare persino al Bologna o al Brescia pur di indossarla e onorarla col sangue e sudore; ha vinto solo due scudetti, nessuna Champions League, e difatti pochissime sono state le soddisfazioni sul campo. Agli occhi di un superficiale, lui potrebbe apparire come un piccolo fallito, ed in un certo senso se Materazzi è un campione del mondo e lui no, se Padoin è stato cinque volte campione d’Italia e lui solo due, allora qualcosa potrebbe anche tornare in questo ragionamento. Ma si sbagliano! La realtà è che i campioni “mettono il cuore dentro le scarpe”, come cantava De Gregori, e per un attimo rendono il calcio un’arte, mentre chi non ha niente di meglio, elenca solo gli albi d’oro. Al contrario di quanto si possa pensare, Baggio è uno che ha vinto tutto, soprattutto il cuore di milioni di persone, che per un momento hanno pensato che il calcio potesse essere bello come una poesia, che un calcio di rigore si può sbagliare con dignità, che lo sport vero rende uomini veri! Perché lui era un uomo vero! E ha saputo dimostrarlo con grande umanità il giorno del suo cinquantesimo compleanno, andando a trovare le persone terremotate ad Amatrice, dimostrando di essere un grande uomo e un grande campione dentro e fuori al campo!

 

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