Caro Ladro ti scrivo (testimonianza diretta)

Caro Ladro, sei apparso sui gradini dietro di me nella serata, mentre tornavo a casa, serena per la buona  trasferta di lavoro e lieta per ritrovare la mia famiglia.  Un lampo. Nessuno nella strada e nella piazzola illuminata ma all’ improvviso eri dietro di me. Ho captato la tua ombra, ho intuito il tuo respiro, forse avevi corso per raggiungermi. Io, la tua preda.  Mi sono voltata e ti ho visto. Cappuccio in testa, volto coperto con qualcosa di bianco.  Non ho visto i tuoi occhi o la tua faccia. Non so se eri minaccioso o terrorizzato o agonizzante per qualche  grammo di veleno  che avrebbe allucinato la tua vita. Ho lottato contro di te, ma sembrava di lottare contro il male. Senza volto, non hai proferito parola. Ho tentato di resistere alle tue strattonate, ti ho opposto la forza che avevo, ma con un calcio mi ha fatto volare giù dalle scale che portano all’ingresso di casa. E mentre volavo giù ti ho trattenuto con la cinghia della borsa. Sei caduto anche tu? O ti sei chinato per portarmi via la borsa? Ricordo di aver ancora strattonato la cinghia verso di me e poi ho visto nero, mentre urlavo la mia rabbia contro di te con tutto il fiato che avevo, con la testa atterrata su un vaso di cemento.  Qualche secondo lungo una vita.

Mi hai portato via molto più della borsa  e dei pochi soldi che avevo.  Mi hai rubato la tranquillità del momento del rientro a casa, quando il mio mondo di famiglia mi accoglie, quando vedo i contorni delle cose che amo, le piante che cominciano a fiorire, le luci accese delle stanze che conosco. Adesso sarà un breve tragitto di paura. Guardare indietro invece che avanti,  guardarsi le spalle da un nemico sempre pronto. Sono passati due giorni, ma la tua faccia senza volto  è sempre pronta ad aggredirmi mentre cerco di riprendere la mia vita.

Trauma cranico?  L’ematoma che ho in testa  passerà, senza   scie dannose,  ma la ferita nell’anima  sarà dura da far passare.  Ho pregato il Signore, ho provato a pregare anche per te, perché la tua mano si fermi, ho provato ad immaginarti buono ma disperato , per rendere più umana questa scena violenta, ma  non ci riesco. Sei sempre lì, a rubare la tranquillità.  Passerà. Ma non per ora.  Ma tu, se non ti fermi, avrai un destino peggiore del mio. Ti accontenterai di pochi spicci per farti del male con qualche schifezza che corroderà la tua ragione  sempre di più e la tua misera vita finirà in qualche angolo, abbandonata e sporca  come la borsa con i miei ricordi che avrai gettato  chissà dove.

ladro-in-azione

z

8 comments

  • Miriam

    Non sarà facile dimenticare, ma già aver raccontato questa storia dimostra una forza incredibile. Un grande abbraccio!

  • Anita

    Cara Maria Rosaria, non ti dico che mi dispiace, è scontato. Né cosa farei a chi ti ha aggredita, è sicuramente poco cristiano. Ti dico che, ancora una volta, hai dimostrato di essere la gran donna che mi onoro di conoscere e ti ringrazio per la lezione che mi hai dato. Un abbraccio. Anita

  • Lauretta

    Grande Rosaria , nonostante la tua tremenda esperienza sai trovare parole di comprensione verso quel disgraziato che ti ha aggredita. Speriamo che almeno legga questa tua lettera. Un abbraccio forte a te e a tutta la tua famiglia.

  • Agostino

    Cara Rosaria, mi dispiace e capisco il tuo stato d’animo. Sei una donna coraggiosa, ma ti ci vorrà del tempo per dimenticare questa disavventura. Purtroppo di disperati ce ne sono molti e ogni tanto capita a qualcuno di noi di incontrarli. Anche chi ti ha aggredito avrà una madre, un padre o qualcuno di caro a cui confidarsi oppure sarà una persona dura e abbietta. In ogni caso vive male e forse hai fatto bene a pregare per lui. purtroppo ti ha rubato la serenità, che pero recupererai quanto prima. Questo è il mio augurio.
    Agostino

  • Angela

    Mi dispiace tanto per l’aggressione subita. Il tempo è la migliore medicina per dimenticare e perdonare. Un abbraccio affettuoso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *