A San Feliciano al Lago si vive l’Inno a Maria riportato anche da Dante Alighieri

Una piccola salita, veramente pochissimi passi, e dal bellissimo lungo lago di San Feliciano a Magione si raggiunge la piccola parrocchia dello stesso paese (e stesso santo) che si apre con un angusto oratorio sulla sinistra dove ad accoglierci c’è Lei, Maria, introdotta dal celebre Inno a Maria di San Bernardo riportato anche da Dante nella Divina Commedia.

Tutto questo puoi leggere scorgendo, alle spalle di Maria, la piccola isola di Polvese e l’altra sponda del lago Trasimeno col profilo di Castiglione del Lago.

Il Lago, capace di diventare Inno alla stabilità, alla pacatezza, alla normalità; il Lago come luogo dove mettere nuovi punti fermi e ritrovarne altri, come quello di una Madre.

 

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.

E io, che mai per mio veder non arsi
più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,

perché tu ogne nube li disleghi
di sua mortalità co’ prieghi tuoi,
sì che ‘l sommo piacer li si dispieghi.

Ancor ti priego, regina, che puoi
ciò che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi.

Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei prieghi ti chiudon le mani!»

 

(continua a leggere)

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